PASSEGGIANDO…

Vicenza, 13 maggio 2017

Buongiorno! Stamattina passeggiata di mezz’ora lungo le strade del mio nel quartiere dopo aver salutato molto volentieri Anders ed Eve che mi hanno portato un regalino per la serata. Ho incontrato tante persone che mi ha fatto davvero piacere rivedere e che erano “preoccupate” per il fatto che non avessi più dato aggiornamenti sulle mie condizioni di salute. Uno degli obiettivi che mi ero prefissato stamattina era quello di andare a salutare mia Mamma in cimitero perché domani è la sua festa, ma non me la sono sentita sia per la distanza sia per il tempo incerto. Penso che ci andrò domani in auto. È da quando mi sono ammalato che non sono più andato a trovarla e mi piacerebbe molto farlo. Mio padre va in cimitero ogni domenica mattina. È il loro momento, da quasi quattro anni a questa parte ed è la conferma che un Amore autentico continua, in una forma diversa, e va oltre. Per mio padre questi ultimi anni sono stati davvero duri ed ingrati e lo ammiro tantissimo per come li sta vivendo ed affrontando. 

Ma veniamo al “bollettino medico”, se no mi commuovo troppo. Le cose stanno procedendo secondo protocollo (metto foto in cui ho tolto momentamente cappellino e mascherina così vedete anche come il capello stia ricrescendo fluente 😜). Ho qualche fastidio legato al post trapianto ed alle terapie farmacologiche, ma tutto assolutamente tollerabile. Guardo, poi, sempre alla parte piena del bicchiere. L’ultimo esito dell’agoaspirato midollare effettuato la settimana scorsa è negativo, l’emocromo è discreto e le condizioni generali di salute mi permettono di fare tutto. Avanti quindi con fiducia e con determinazione. Tra poco, dopo essermi ripreso un po’ dalla passeggiata, preparo l’impasto della pizza perché è un must al sabato sera la pizza homemade a casa Pupillo. Elisabetta tornerà quasi certamente più tardi del solito, ma la aspetto ovviamente per cenare assieme e per guardarci l’ Eurofestival di cui siamo grandi appassionati. 
Ripensando un attimo a mio padre, mi torna in mente una frase molto bella che si trova in una splendida canzone di Fabrizio De André (canzone del padre) e che condivido con voi: “Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?”. 
Buon fine settimana a tutti e……in alto i cuori, sempre!
Sandro 

P.s. Alle 15, cascasse il mondo, mi faccio del male guardando il Lane a Cittadella. È davvero l’ultimissima chiamata per restare in B. Forza vecchio cuore biancorosso! 

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2 anni!


Vicenza, 14 aprile 2017

Alle volte capita tutto d’ un tratto. Sempre goduto di buona salute, mai stato da un dottore. Anzi, la parola medico mi aveva sempre messo paura: vade retro!!! Una vita sregolata ricca di soddisfazioni, col piede pigiato sull’acceleratore e il desiderio di volare sempre più in alto. Poi un giorno cominci a non sentirti molto bene, percepisci che qualcosa nel tuo corpo non va…all’inizio ti convinci che possa essere una cosa passeggera, un malessere momentaneo, dai magari la colpa allo stress e ai ritmi forsennati di questa vita frenetica. Poi i disturbi, in poco tempo, si intensificano ed allora subentra l’ansia, il timore…”oddio, sarà qualcosa di grave?” Inizi a pensarci più seriamente, ma non vuoi confrontarti con uno dei tuoi più grandi limiti: il terrore del camice bianco! Allora tiri avanti ancora sperando che le cose migliorino ma purtroppo, giorno dopo giorno, vanno sempre peggiorando fino ad arrivare al limite…e come è sempre stato nella mia vita precedente, la saggia decisione si prende solo quando si è arrivati ormai all’eccesso, sperando che non sia troppo tardi.

È successo così. Da una dozzina di giorni avevo un fastidioso ascesso al dente del giudizio che mi provocava dolore, sanguinamenti dalla gengiva, febbre e brividi. Il dentista, per fortuna, rientrava tra i dottori da me tollerati. Andai da lui, il quale mi confermò che il dente era da estrarre e mi diede un antibiotico…passarono alcuni giorni, ma questo ascesso anziché migliorare peggiorava, fino a che, il 12 aprile, mi comparve sul ventre, poco sopra il fegato, un vistoso ematoma ed iniziai a non vederci bene da entrambi gli occhi, come se avessi dei vetri rotti dentro la retina. Il giorno seguente decisi allora di recarmi dal medico di base e non appena entrai nel suo studio le dissi: “dottoressa, ho la leucemia!”. Lei mi guardò, perplessa e turbata, dicendomi che non si poteva fare una diagnosi così, senza aver fatto alcun accertamento. Mi prescrisse delle analisi del sangue che andai a fare appunto la mattina del 14 aprile. Il responso fu spietato: Leucemia promielocitica acuta. Paziente in imminente pericolo di vita. Mi ricoverarono subito nel reparto di ematologia dell’Ospedale Civile di Vicenza, secondo piano – stanza 12, e dissero a me e a mia moglie che avrei dovuto affrontare immediatamente una terapia con alto dosaggio chemioterapico per cercare di debellare i tantissimi globuli bianchi malati, i quali stavano provocando la mia morte…
Sono passati due anni. Questa mattina sono in Day Hospital, accompagnato dalla mia straordinaria Moglie. Non ho più paura del camice bianco. Quello che una volta percepivo come diavolo, oggi riconosco come simbolo! Simbolo di gratitudine infinita. 
La strada è ancora lunga, non so cosa mi riserverà il futuro, ma vivo il presente come dono, nel “qui e ora”, sorridendo.

Buon Venerdì Santo a tutti. In alto i cuori.
Vostro,
Sandro

A DUE MESI DAL TRAPIANTO! 


Vicenza, 26 marzo 2017

Oggi è una bella domenica di sole. Era annunciata pioggia, ma stamattina fortunatamente le condizioni meteo sono decisamente diverse. Eccomi sul terrazzo di casa (vedi foto) che sto controllando che Poulenc, il mio gattone, si limiti ad annusare le poche pianticelle rimaste in vita e non faccia gesti inconsulti. Mi capita spesso infatti di sognarlo mentre scavalca la ringhiera del terrazzo e poi…beh, vi risparmio il resto del sogno (anzi, dell’incubo!). 

Stamattina mi sono ricordato che oggi sono due mesi esatti da quando ho fatto il trapianto. A volte mi sembrano passati molti meno giorni, altre volte invece, mi sembrano passati già vari mesi. Le mie condizioni generali di salute solo discrete direi…ho qualche problemino ai reni, la pressione un po’ alta ed i valori del sangue sempre un po’ ballerini, ma nel complesso io mi sento bene. Purtroppo il carico di farmaci assunti in ospedale e quelli che devo prendere quotidianamente non aiutano, ma da essi non si può scappare…

Detto ciò non posso assolutamente lamentarmi. A casa, assieme a Betta, Poulenc e la Blue, nonostante le tante restrizioni, sto decisamente bene e cerco di godere, con gratitudine, di ogni piccola cosa: preparare qualcosa di buono da mangiare, coccolare (con attenzione) i gatti, leggere, scrivere, meditare…mantengo sempre viva la mia attività politica e, adesso, pian piano vorrei riprendere quella lavorativa. Mi ci vorrà ancora qualche mese, ma non essendo più in ospedale cercherò di essere utile (vedremo come) da casa. Insomma, il motto di questo periodo è “trasformare i limiti in opportunità”. Tutte le limitazioni, infatti, che mi sono state elencate dai medici per via del trapianto cerco di trasformarle, appunto, in opportunità…ad esempio in cucina mi sono stati vietati alcuni cibi, alcuni tipi di cottura, ed alcune bevande. Allora sperimento qualche piatto nuovo o provo a cucinare le pietanze in modo diverso e la cosa mi diverte molto. Con i gatti devo prestare attenzione nel contatto e, dunque, ho cercato di trasformare il tipo di “coccole” che facevo loro prima in altro modo (mi manca molto non poter sbaciucchiare la Blue!). Non posso prendere il sole, non posso vedere molte persone, non posso stare in determinati ambienti, devo prestare attenzione a moltissime cose. Pazienza, sto imparando ad ovviare a tutto ciò utilizzando altri metodi ed in questo devo ammettere che la tecnologia è fantastica!…non è semplice, non è facile, a volte fa soffrire. È un continuo esercizio che richiede direi tanta accettazione e, sicuramente, anche inventiva, ma è assai utile! Le regole, le privazioni, le rinunce sono più che mai salutari…e poi mi ripeto spesso che questo è pur sempre un periodo limitato che terminerà. La cosa che mi importa di più in questo momento è continuare a sentirmi bene e che la bestiaccia abbia deciso definitivamente di traslocare dal mio corpo! Per quasi ormai due anni l’ho ospitata, sopportando tutte le sue lamentele, le sue richieste, i suoi alti e bassi, ma adesso che, da due mesi, è arrivato l’inquilino nuovo, non c’è più spazio per lei…

Mi fermo se no rischio, come spesso accade, di scrivere dei papiri…Buona domenica ad ognuno di voi! Grazie per la vostra costante presenza e la vostra tenace amicizia. Sentirsi circondati da così tanto affetto è una medicina meravigliosa!
In alto i cuori e viva la Vita! 
Vostro,
Sandro

SURSUM CORDA! 


Vicenza, 8 marzo 2017

50 giorni di ricovero in isolamento

9 kg persi

5 Rx al torace

1 ecoaddome

1 ecocardio

1 Rx ai seni paranasali

1 TAC ai polmoni

1 operazione ambulatoriale per rimuovere il catetere venoso centrale

15 giorni di febbre ostinata

…e tanto altro ancora…
Fortissime emozioni vissute che sicuramente mi hanno rafforzato. Giorni di speranza, di sconforto, di attesa, di gioia. Ho pianto sorrisi e sorriso lacrime nella piena consapevolezza di potercela e dovercela fare! 
Ho avuto sempre al mio fianco una squadra di medici, infermieri, operatrici, volontari, senza la quale il mio cammino sarebbe stato senz’altro più ostico. I posti li fanno le persone e non mi stancherò, quindi, mai di ripeterlo che abbiamo un reparto di Ematologia eccellente, di cui la nostra città deve andar fiera! 
L’ incondizionato Amore di mia Moglie e della mia Famiglia, l’ affetto degli Amici e di tante persone che non ho avuto ancora modo di conoscere e di ringraziare, sono state una medicina fondamentale.
Non so cosa mi riserverà il futuro, ma oggi 8 marzo 2017, giorno in cui si celebra la Donna nel mondo ed in cui l’Associazione Civica Vicenza Capoluogo (di cui mi onoro di essere Presidente) festeggia i 14 anni di impegno civico ed amministrativo, alzo le braccia al cielo perché vengo dimesso!

In alto i cuori, viva la vita e viva il mio Eroe! 
_________________
“d’un ruscelletto che quivi discende 
per la buca d’un sasso, ch’elli ha roso, 
col corso ch’elli avvolge, e poco pende.

Lo duca e io per quel cammino ascoso 
intrammo a ritornar nel chiaro mondo; 
e sanza cura aver d’alcun riposo,

salimmo sù, el primo e io secondo, 
tanto ch’i’ vidi de le cose belle 
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.”

(dal XXXIV Canto dell’Inferno)

26/01/2017 – 26/02/2017


Vicenza, 26 febbraio 2017

Ad un mese dal trapianto, non si può far altro che sorridere alla Vita. Le prove quotidiane da affrontare non mancano, ma fanno parte del cammino. Bisogna saperle affrontare. Bisogna saperle accettare. A volte vi è la necessità di fare silenzio, di isolarsi, per concentrarsi esclusivamente su se stessi. 
Io non ho un nulla da insegnare, anzi mi sento una persona in continuo bisogno di imparare. Mi fa già tanto piacere sapere che i miei post possano essere d’aiuto e di conforto per altre persone. 
Sento oggi la necessità di scrivere un pensiero che mi frulla nella testa da giorni. Non ho mai messo “privacy” ai miei post e ho sempre accettato le richieste di amicizia. Ma non mi consideri amico chi inneggia alla violenza e all’odio, chi vorrebbe bruciare i campi nomadi, chi gettare a mare i migranti, chi considera l’omosessualità una malattia, chi maltratta le donne e i bambini, chi vorrebbe riaprire i campi di concentramento. Possiamo avere simpatie ed antipatie. Possiamo essere più o meno tolleranti, ma da ciò ad arrivare a fare considerazioni così cariche di odio ed estremismo, per me questo è inaccettabile. E quindi non mi fa né caldo né freddo se qualcuno mi toglierà l’amicizia dopo aver letto questo post. 
Non sono certo un buonista, uno che guarda e accetta tutto passivamente, ma per quel che mi riguarda ed è nelle mie possibilità, mia sorella e mio fratello non saranno mai figli unici ai miei occhi.
Buona domenica ed in alto i cuori!
Sandro 

È TRASCORSO UN MESE


Vicenza, 19 febbraio 2017

Quando ho iniziato la narrazione della mia malattia, ho sempre ritenuto corretto farlo quando avessi avuto qualcosa di concreto da condividere. Non mi sono mai dato una scadenza temporale perché sarebbe andato contro il mio intento e perché in ogni occasione è un flusso di coscienza che si libera su un foglio virtuale. In queste settimane sono stato infatti silenzioso, perché è stato per me indispensabile raccogliere gran parte delle energie per affrontare il percorso del trapianto che, come potrete immaginare, non è una passeggiata. Mi scuso pertanto se non vi ho risposto o sono stato molto telegrafico nel farlo. Non prendetela come mancanza di rispetto o maleducazione, ma ho ricevuto e ricevo così tanti messaggi al giorno che non ci sto dietro. Vi assicuro, però, che li leggo con estremo piacere!

Sul decorso post-trapianto, per ora, le cose stanno andando secondo protocollo. Ho raggiunto un primo importante traguardo (l’attecchimento del nuovo midollo!) e ora attendo, senza alcuna fretta, di tagliare i successivi. La febbre in questi giorni è fedele compagna, ma sono coperto da antibiotici ed antifungini che la tengono a bada. È passato un mese dal ricovero, nello zaino ho ancora provviste di pazienza, tolleranza e determinazione a sufficienza e il morale è buono. 

Il percorso del trapianto è tosto e avvincente allo stesso tempo. Hai un’unica strada da intraprendere. È dunque un reale percorso di vita con delle condizioni precise: non puoi tornare indietro, non puoi scegliere la via da percorrere (ne hai solo una: quella è l’unica e l’ultima!), ci sono molti ostacoli ed imprevisti da superare, devi essere costante nel passo. Hai però dei jolly fondamentali che hanno un nome ed un volto e che appaiono qualsiasi volta tu ne abbia bisogno o ve ne sia la necessità: l’Amore e l’affetto di parenti, amici e delle tante persone che fanno il tifo per te e l’enorme umanità e professionalità di medici, infermieri, operatrici, volontari! Tutto ciò è fondamentale, nonostante il tuo miglior amico, come il tuo peggior nemico, sei te stesso.

All’inizio vieni completamente messo a nudo e quindi privato di tante cose importanti. Questo crea comprensibile preoccupazione, ma altrettanto (almeno per me finora è stato così) stimolo. Dopo una decina di giorni di cammino, trovi il tuo eroe. Le sembianze sono quelle di una sacca trasfusionale che contiene la decisiva possibilità di guarigione. Quel giorno ti fermi e ricevi tutta quella sacca d’Amore. Le sensazioni e le emozioni che provi sono uniche. Dal giorno successivo riprendi a camminare e per due/tre settimane il cammino si presenta faticoso. Hai due parole molto utili che è fondamentale ripeterti: pazienza e attesa, anche quando vorresti accelerare, arrivare al successivo traguardo il prima possibile, anticipare i tempi, ma questa non è una gara a chi arriva primo, è una cordata che ha regole ben diverse. E ci sono giornate piene di sole in cui il cammino è anche piacevole, come altre burrascose in cui ti devi necessariamente fermare e stare “sottocoperta”. Io sono praticamente arrivato alla fine di questo secondo spezzone di cammino e, da domani – credo e spero – inizierà la terza parte. Cosa mi aspetta? Non lo so e non mi interessa saperlo. Mi concentro, come ho sempre fatto, sul “qui e ora”!

Prima di salutarvi, vi lascio con queste righe di Pessoa che ho già condiviso altre volte, ma che non smetterei mai di leggere. Le dedico a tutti coloro che stanno affrontando delle grandi sfide: 

Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,

la certezza che abbiamo bisogno di continuare,

la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:

dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta, un passo di danza,

della paura, una scala,

del sogno, un ponte,

del bisogno, un incontro.

Ho scritto moltissimo e quindi mi fermo qui anche perché ho mal di schiena ed ho bisogno di stendermi :-). Vi auguro di trascorrere una piacevolissima domenica e vi ringrazio per tutto l’affetto che sempre mi manifestate.
In alto i cuori!

Vostro,
Sandro 
P.s. Questo post lo dedico a mia Madre (in foto) che mi ha consegnato dei preziosissimi insegnamenti sul come affrontare il percorso della malattia!

#VERSOLALTO


Vicenza, 12 febbraio 2017
Ventiseiesimo giorno di ricovero. Per rinascere bisogna spogliarsi di ogni cosa: delle certezze, delle tranquillità, dei porti sicuri, delle sicurezze e delle proprie convinzioni. Le chemioterapie tolgono tutto, ma non la voglia di sorridere e di ripetere che la Vita è un Dono da difendere giorno dopo giorno e di cui dobbiamo prenderci cura con Rispetto e Amore. Della nostra Vita e della Vita di ogni essere vivente. 

Qui tutto procede secondo protocollo. L’ ascetismo terreno di queste settimane fortifica e tempra lo spirito. Avanti, quindi, con fiducia nella speranza di arrivare alla meta e di poter godere presto di una bellissima aurora. In alto i cuori!

Buona domenica ad ognuno di voi e grande Francesco Gabbani che questa mattina mi ha fatto ballare!

“se volete fare qualcosa di buono nella vita, vivete, non vivacchiate. Vivete!” (Piergiorgio Frassati)

AD UNA SETTIMANA DAL TRAPIANTO

Vicenza, 2 febbraio 2017
Un nuovo breve aggiornamento sulla mia degenza al San Bortolo. Sono in una delle tre junior suite riservate ai trapiantati. Sono stanze piccole, ma confortevoli. C’è l’essenziale per stare bene. Il non poter mai uscire, l’essere chiusi h24 in una stanza, vedere pochissime persone, non è certo piacevole, ma lo considero un esercizio. Ed in questo devo dire che mi aiuta molto la spiritualità. In passato ho fatto anche brevi esperienze nei monasteri (meravigliosa quella a San Francesco del Deserto) e più di qualche volta nella mia vita ho avuto bisogno di silenzio. Mia Moglie lo sa benissimo. Spesso ci diciamo che alcuni dei nostri giorni più belli li abbiamo passati l’uno affianco all’altro in silenzio, immersi semplicemente nella serenità di una giornata al mare o di una passeggiata in montagna. Certo, tutte quelle sono state esperienze volute e, perciò, appaganti, ma anche questa attuale è molto formativa. L’eremita trapiantato affronta la sua degenza privato di molte cose e costantemente accompagnato da piccoli, grandi fastidi: febbre, mucosite severa, inappetenza, a volte astenia, e la sfida quotidiana è l’accettazione. Per provare a ritrovare il Paradiso della Vita bisogna necessariamente passare per l’inferno. Questo vale non solo per i trapiantati, ma per chiunque voglia fare un cammino di conversione e purificazione (non necessariamente connesso alla Fede). Accettare, quindi, l’inferno come “conditio sine qua non” per poi risalire pian piano verso la meta della guarigione è la prassi. Io sono solo uno dei tanti che lo sta facendo e tutte le persone trapiantate con cui si è creato un solido legame di amicizia (penso in particolar modo a Chiara e a Paola) sono sempre fonte di aiuto e di ispirazione. Ti senti in cordata, allacciato bene, e questo dà tanto conforto.  

Per ora tutto sta procedendo secondo protocollo. Ho una fastidiosa mucosite allo stomaco e in bocca, la febbre è fedele compagna, ma in generale non mi posso lamentare. A questi primi quindici giorni, nonostante tutto, do un voto positivo. Penso che dovrò stare in isolamento ancora per un paio di settimane almeno e poi, se non dovessero sopraggiungere complicazioni, potrò tornare a casa. Il carissimo Primario di ematologia passa tutti i martedì a trovarmi e l’altro giorno mi ha chiesto che cosa mi mancasse di più, anticipando poi la mia risposta perché sa che bene che mi mancano da matti i miei gatti e una bella pizza fatta in casa e mangiata in salotto (a modo nostro) con Elisabetta. Mi ripeto ancora una volta, ma le cose che mi mancano di più sono le più semplici (una passeggiata all’aria aperta, le coccole serali a Poulenc, cucinare qualche manicaretto, una serata coi “waiting”). Vi garantisco che sono queste le cose che mancano di più e che riconsideriamo fondamentali solo quando ne siamo privati, perché nella quotidianità le diamo per scontate. Mi torna spesso in mente la “Canzone di San Damiano” che vi propongo di seguito, ma che molti già conosceranno: 
“Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore ed umilta potrà costruirlo. 
Se con fede tu saprai vivere umilmente, più felice tu sarai anche senza niente. 

Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore, una pietra dopo l’altra in alto arriverai.

Nella vita semplice troverai la strada, che la calma donerà al tuo cuore puro.

E le gioie semplici sono le più belle, sono quelle che alla fine sono le più grandi.

Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore, una pietra dopo l’altra in alto arriverai.”

Che inno potente e meraviglioso!
In queste settimane di degenza un ruolo fondamentale lo hanno i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i volontari: sempre un sorriso, una parola di conforto, frasi di incoraggiamento, una battuta che ti fa dimenticare di essere lì. In tutto questo devo dire che il Reparto di Ematologia è una famiglia eccezionale che amo profondamente. È difficile da spiegare, ma sono convinto che tutti coloro che sono passati per lunghe degenze o terapie in DH, mi possano perfettamente capire. A loro, dobbiamo la vita! La promessa che mi sento di fare è quella di aiutarli in futuro attraverso le testimonianze, le raccolte fondi, la sensibilizzazione alle donazioni. Penso sia davvero il minimo. Mi auguro di poterlo fare da vivo, ma sono certo che ci riuscirò in ogni caso. 
Ora vi saluto perché mi pare di avervi già detto troppo. Vi ringrazio perché sono letteralmente investito dal vostro affetto che, per me, si trasforma in grande energia. Perdonate se non riesco a rispondervi sempre, ma ho bisogno a volte di concentrarmi sulla battaglia.
Viva la Vita e in alto i cuori, sempre!

Vostro,
Sandro 

TUTTO È COMPIUTO

Vicenza, 27 gennaio 2017

Il grande passo è stato fatto! L’infusione è iniziata verso le 21 ed è terminata verso le 2 di notte! Nel mentre ho guardato la TV e ho dormito. Sono stato monitorato durante tutto il trattamento, a distanza di ogni ora, da un infermiere speciale, a cui voglio un grande bene (Grazie F.!) Io sto abbastanza bene, sempre febbricitante, ma senz’altro meglio di ieri. Adesso mi aspettano tre settimane di aplasia, in isolamento, per capire se il midollo del donatore attecchirà e farà il suo lavoro per bene! Saranno settimane toste, ma cercherò di affrontare con serenità e determinazione.

Mi sono state date, per via della privacy, poche informazioni del donatore. So che è italiano. Come scrivevo, lo considero il mio eroe. Un eroe anonimo che ha compiuto un gesto d’Amore gratuito, straordinario! Grazie Fratello mio! E una brevissima considerazione mi viene da fare proprio oggi, in occasione della Giornata della Memoria. L’ uomo è capace di straordinari gesti di umanità, di solidarietà, di fratellanza, di comunione tanto quanto è capace di provocare olocausti, stragi, massacri. Non abbiate paura di voler bene, di sentire le altre persone come fratelli e sorelle, di fare gesti di silenziosa carità, di considerare il diverso come una ricchezza e non come una minaccia. Non ci si dimostra deboli, fragili. Essere troppo buoni non è indice di debolezza. Si sbaglia, certo, si possono commettere errori anche madornali (ne ho fatti molti io in tal senso!), ma rimediabili, provando a riscattarsi. Il mondo ha bisogno di figure di luce, carismatiche, sagge e lungimiranti che sappiano creare ponti di pace, non di personaggi che alimentano insicurezze, paure ed indifferenza erigendo muri di odio. In tal senso abbiamo bisogno di figure autorevoli e non autoritarie. La storia ci ha insegnato, ahimè, che l’uomo è spesso stato più attirato e condizionato da questo secondo genere di figure. Ricordare è fondamentale, ma lo dobbiamo fare ogni giorno, attraverso gesti quotidiani di altruismo, nell’ottica di trasformare quel genere di Memoria in Speranza!.

Grazie per il vostro affetto, le vostre preghiere e la vostra vicinanza. Non riesco a rispondervi singolarmente, ma vi leggo sempre volentieri.

Avanti tutta con il cuore sempre alto!

Vostro,

Sandro

CIAO. E GRAZIE


Vicenza, 20 gennaio 2017

Siamo partiti con le terapie e questo ci separerà per sempre. Per quasi 37 anni hai garantito la mia salute, mi hai permesso di vivere una vita molto bella senza ricorrere mai alle cure mediche e/o ospedaliere, ti sei preso giorno per giorno cura di me. Sono io che non mi sono preso abbastanza cura di te. Ti ho sfruttato, maltrattato, ti ho costretto spesso a ritmi forsennati, ti ho fatto ammalare. Non sentirti in colpa, perché la responsabilità di quanto è successo è mia e del mondo in cui viviamo. Da aprile del 2015 abbiamo fatto il possibile per restare legati, ma non ci siamo riusciti. Nonostante ciò, in questi due anni tribolati, ci siamo finalmente preso cura l’uno dell’altro. Ma tutto ciò non è bastato. Per vivere sono costretto a farti morire e di questo sono estremamente dispiaciuto. Avrei voluto passare tutta la vita con te. Ci sarà qualcuno che prenderà il tuo posto. Ti chiedo, cortesemente, un ultimo grande gesto d’Amore gratuito. Lasciagli spazio, non ostacolarlo, preparagli una casa accogliente in modo tale che lui possa restare felicemente con me il più a lungo possibile. 

Ancora grazie e stai sereno, ce la metto tutta! Per me. Per noi.

Tuo,

Sandro