AD UN ANNO DAL TRAPIANTO

16266229_10211969082847837_3350772894676310687_nVicenza, 26 gennaio 2018
Era stata una giornata per me faticosa quella del 26 gennaio 2017. Gli effetti della chemioterapia di condizionamento si erano fatti sentire e per una buona parte del pomeriggio avevo avuto febbre alta e spossatezza. Ciononostante due erano i motivi che mi davano immensa felicità: il primo, il festeggiamento dell’anniversario di fidanzamento con Elisabetta (16 anni insieme). Il secondo, appunto, l’arrivo del nuovo midollo. Ricevere una nuova possibilità di vita, proprio nel giorno mio e di Elisabetta era davvero una splendida coincidenza.
Avevo salutato Betta verso le 20.30 dicendole che l’avrei aggiornata costantemente e attendevo con ansia di sentire qualche rumore provenire dalla porta. Finalmente, poco dopo le 21,  avvertii che qualcuno si stava vestendo per entrare in stanza ed eccoli infatti: Franco, infermiere a cui sono legato da profondo affetto, accompagnato dalla  meravigliosa dottoressa Elice, con la sacca magica contenente il liquido midollare del mio Eroe, per il trapianto.
“Siamo pronti Sandro?” mi chiese la dottoressa sorridendo.
“Prontissimi, dottoressa!”.
“E allora partiamo”, aggiunse Franco tenendo tra le mani il DONO.
Ricordo con nitidezza il momento in cui lui attaccò la sacca al palo delle terapie e collegò la canaletta al mio Groshong. L’emozione era palpabile anche in loro. Restammo assieme in camera per una decina di minuti per monitorare che le prime procedure fossero correttamente avviate.
“Mi raccomando, Sandro, dovessi avvertire qualsiasi disturbo, chiama subito! Noi ci vediamo domattina” mi disse la dottoressa uscendo dalla stanza. Anche Franco, controllate le ultime cose, e fissandomi negli occhi si congedò con una sua tipica espressione a me rivolta: “Sindaco, ci vediamo dopo! Verrò spesso a controllare che tutto proceda bene”.
Rimasi, quindi solo. La prima cosa che feci fu quella di chiamare Betta.
“Ci siamo Tesoro, mi hanno attaccato”.
“Bene, Amore, io sono sempre con te”.
“Lo so, lo sento. Adesso mi metto tranquillo e ti scrivo dopo”.
“Ti amo”.
Scrissi poi un messaggino a mio fratello Fabio e uno agli amici più cari, avvertendoli che tutto era cominciato. Nonostante la stanchezza, mi alzai pimpante dal letto, probabilmente per via dell’adrenalina in corpo, e mi avvicinai alla sacca “magica”. Ne guardai intensamente il contenuto e mi chiesi che cosa potessi fare. La sensazione, non è facile spiegarlo, era simile a quella che si vive dinanzi ad una immagine sacra particolarmente cara. Mi venne spontaneo quindi fare una sorta di preghiera, di ringraziamento per il mio Eroe e perché tutto potesse andar bene. Ritornai a letto e mi misi a pensare. Come una sorta di pellicola a colori mi apparve il film della malattia, tra sorrisi e lacrime, e più le immagini scorrevano nella mia testa più mi dicevo: “Ci siamo! Hai visto Sandro che ci siamo arrivati?”. Solo pochi mesi prima infatti le speranze erano ridotte al lumicino ed ora, invece, quella sacca era lì .
Poi tante altre riflessioni sul futuro, anche quello più immediato. C’era la possibilità che il mio fegato non reggesse alle terapie e più in generale che comparissero segni evidenti di rigetto o che il nuovo midollo non attecchisse. Decisi, allora, di fare come sempre ho fatto da quel 14 aprile 2015, giorno della diagnosi di leucemia. Impacchettare quei pensieri e cestinarli. Ritornare a concentrarsi sul “qui e ora”, convogliare tutte le energie per affrontare il percorso con determinazione giorno dopo giorno, focalizzare l’attenzione sulle cose belle.
Tutte quelle immagini, quelle emozioni, unite alla stanchezza, mi fecero prendere sonno abbastanza presto. Lasciai comunque accesa la TV, come faccio spesso, perché mi tenesse compagnia.  A cadenze regolari Franco rientrava in stanza sterile a controllare che fosse tutto a posto e che le procedure del trapianto proseguissero bene. Mi dava molta tranquillità la sua costante presenza, come sapere che Elisabetta e molte altre persone erano lì, in quella stanza, con il loro Amore, il loro affetto, il loro pensiero.
Poco dopo le 2 di notte il sangue midollare era sceso del tutto. Il trapianto era avvenuto. La magia del dono compiuta. Ora non restava che attendere.
“Sandrino abbiamo finito” mi disse Franco soddisfatto che ogni cosa fosse andata a buon fine.
“Franco, grazie davvero di tutto! Buonanotte e a domani”.
“A domani, ma passo comunque a darti qualche altra controllatina”.
Uscito Franco dalla stanza, presi in mano subito il telefono e scrissi a Betta e a Fabio che era andato tutto bene. Mi addormentai consapevole che fosse l’inizio di una nuova vita: “ancora Grazie, mio Eroe”.
Una vita che oggi compie un anno e che festeggio, assieme all’anniversario di Fidanzamento con Elisabetta, con il sorriso sulle labbra.
La battaglia non è ancora finita. Il mio Eroe in questi giorni, come sapete, mi donerà nuovamente i suoi linfociti per abbattere una recidiva molecolare che si è presentata a dicembre e che mi auguro di riuscire a debellare del tutto.
Il tempo della malattia è un tempo pieno di sali e scendi, di paure e di speranze, di illusioni e di ricadute. Non è facile restare in equilibrio, a volte probabilmente è anche salutare sprofondare e restare per un po’ in apnea. L’essenziale, però poi, è continuare ad andare avanti, esercitandosi quotidianamente alla pazienza per trasformarla in perseveranza e fiducia.
Io sono molto sereno, determinato e combattivo. Domani è un altro giorno, oggi penso a festeggiare.
In alto i cuori!

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La bilancia della vita

Vicenza, 10 gennaio 2018

Stamattina l’emocromo è buono e così posso fare la seconda infusione dell’anticorpo monoclonale. La notizia che, però, mi ha rallegrato e commosso di più è che il mio Eroe ha dato il consenso per la donazione dei linfociti che, se dopo i controlli medici potrà effettuare, arriveranno a fine mese.

Nel frattempo, tra una quindicina di giorni, ripeterò l’agoaspirato per capire se e quanto la terapia che sto facendo sia efficace per abbattere quanto più possibile la recidiva molecolare.

È quasi trascorso un anno dal trapianto ed io sono qui ancora a combattere con animo sereno e determinato e, grazie nuovamente al mio Eroe, con l’obiettivo di vincere.

Sarebbe più semplice ed immediato guardare il bicchiere mezzo vuoto e vedere le tante privazioni inferte: quasi tre anni di lotta contro la leucemia, questo spietato serial killer che mi ha sottratto parte della vista, che non mi permetterà quasi certamente di avere figli, che mi ha tolto tanti giorni di libertà e la possibilità di godermi come avrei voluto i miei nipoti, che mi ha fatto conoscere sofferenze, paure, dolore, rabbia, cicatrici ed un fisico provato dalle terapie.

Ho scelto ed imparato, però, a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e questo mi permette oggi, nonostante tutto, di ringraziare la malattia anche se dovesse portarmi alla morte: in questi anni ho conosciuto persone straordinarie, ho fatto esperienze incredibili, ho cementificato il mio rapporto d’Amore con Elisabetta ed i miei familiari, ho apprezzato la Vita come non mai a partire dalle cose più semplici, ho fatto un percorso interiore di consapevolezza importante, ho compreso quanto sia essenziale la qualità delle relazioni ed ho capito quanto sia fondamentale ringraziare per quanto ci viene donato perché non esiste nulla di scontato.

Se, dunque, dovessi mettere sulla bilancia i pro ed i contro, l’ago si fermerebbe esattamente al centro, ma conta la qualità di quello che c’è sui piatti e non la quantità che è la medesima. E ciò che è in grado di costruire e generare l’Amore non ha eguali.

In alto i cuori!

TRA DONO E PERDONO

Vicenza, 19 dicembre 2017

Ciao Eroe,

ti riscrivo a quasi un anno di distanza perché ho nuovamente bisogno di te. L’ultimo agoaspirato ha evidenziato un leggero segnale di positività molecolare e c’è bisogno di intervenire con tempestività. Oggi, quindi, sono in Day Hospital (ho visto il dott. Di Bona che, con un sorriso dei suoi e due parole giuste, mi ha dato grande carica) dove mi stanno somministrando la prima dose del farmaco “giapponese” che lo scorso anno era stato fondamentale per arrivare in condizioni idonee al trapianto in attesa dei tuoi linfociti T. Lo so, è una semplice donazione per te, ma è pur sempre una gran rottura di balle. Per la seconda volta nel giro di 365 giorni, proprio in prossimità del Natale, ti tocca farmi un altro immenso regalo. Ti tranquillizzo subito dicendoti che se non fossi nelle condizioni per poterlo fare o non te la sentissi, io ti ringrazio lo stesso dal profondo del mio cuore, mio Eroe ignoto di cui conosco solo il tuo codice, perché mi hai allungato la vita e questo pezzo di vita è stato fondamentale per fare nuove amicizie, arricchenti esperienze, per poter godere ancora dell’Amore di Elisabetta, dei nostri gatti, dei miei familiari, dei miei amici e di tutte le persone che mi vogliono bene. È stato un anno fantastico e lo devo a te! Ed è straordinario il gesto che hai compiuto verso di me lo scorso anno (e spero tu lo possa compiere nuovamente) perché lo hai fatto ad uno sconosciuto.

Mi viene a tal proposito una riflessione da fare. Viviamo in un mondo sempre più oltranzista, intollerante ed egoista. Questo ritengo non sia meramente il risultato di una società fatta di persone cattive: ognuno di noi è capace di amare, di provare comprensione, di perdonare. Manca però sempre di più il concetto di prossimità e l’esercizio quotidiano alla solidarietà, all’aiuto, all’’assistenza, alla cooperazione. Preferiamo vivere nell’indifferenza e nell’individualismo e, oggettivamente, è molto più comodo. L’aiuto al prossimo richiede impegno perché molto spesso il prossimo è una persona che fisicamente, territorialmente o affettivamente ci è vicina, magari è pure una presenza “scomoda” e non abbiamo né il tempo né la voglia di prendercene cura. Corriamo dalla mattina alla sera. Siamo così stressati che non vorremmo altre seccature. Non invitiamo o accogliamo mai nessuno nelle nostre case perché costa fatica. Esercitiamo un tipo di beneficenza o di elemosina molto più agevole: quella lontana, quella che passa attraverso un sms o un bonifico bancario, quella dell’offerta libera. Sono tutte cose fondamentali, sia ben inteso, ma è un tipo di carità impersonale, da divano.

Ecco perché il tuo gesto d’Amore acquisisce ancora più importanza. Perché è frutto di una scelta consapevole che ti costa alcuni sacrifici. Quello di doverti fermare. Quello di doverti sottoporre a degli esami clinici. Quello di doverti recare al centro trasfusionale per effettuare la donazione. Credimi, però, che questi nobilissimi sacrifici generano bellezza, speranza e Amore! Io potrei essere nero, giallo, omosessuale, rom, sinto, ebreo, barbone, mussulmano, ateo, immigrato, così come lo potresti essere tu. Ma Agape, l’Amore, quello vero, quello autentico e solidale, quello gratuito, non mette etichette, non conosce categorie, va oltre i confini. Noi siamo e saremo sempre fratelli e tu sei e sarai il mio fratello Eroe.

Ci sono bocche che alla domenica in chiesa vengono aperte per recitare preghiere o per ricevere la Comunione e ci sono mani che vengono tese per lo scambio della Pace o allargate per la recita del Padre Nostro. E da quelle stesse bocche, fuori dai luoghi sacri, escono spesso frasi xenofobe, omofobe, sessiste, di odio e di disprezzo e con quelle stesse mani si sparerebbe volentieri al nemico, si incendierebbe con gioia un campo nomadi, si menerebbe con gusto una “risorsa”.

So che la pace, la giustizia e l’uguaglianza non sono di questo mondo e mi auguro di trovarle nell’Aldilà. A me, in ogni occasione, sono interessati ed interessano i cammini e le persone giuste per assaporarli. È un percorso di Fede? No, sarebbe troppo riduttivo, si chiama Amore e ciò che realmente conta è Amare.

In alto i cuori!

CI DEVE ESSERE PIÙ VIVERE DENTRO

Vicenza, 17 novembre 2017

Carissime amiche e carissimi amici siccome siete in molti a chiedermi aggiornamenti sulle mie condizioni di salute, posso dirvi che tutto procede bene. L’Herpes Zoster c’è, dà fastidio, ma fortunatamente avendolo preso per tempo, non si esteso. Una bella dose massiccia di aciclovir lo sta mettendo a tacere. Ci vorrà pazienza, ma non mi manca. La cosa importante per me è riuscire a fare tutto senza troppi intoppi. Ieri sono tornato a lavorare, infatti, e non vedo l’ora arrivi stasera per andare a teatro a vedere “Troiane”, ultimo lavoro della compagnia “Teatro della Cenere” nella quale fa l’attrice mia moglie Elisabetta.

Questo piccolo intoppo mi ha fatto riflettere ancora una volta su quanto sia importante gustare del “qui e ora”, godere del tempo nel modo migliore e più fecondo possibile perché “del doman non v’è certezza”. Ci sono persone che si rifugiano, invece, esclusivamente nel domani per l’incapacità di affrontare l’oggi. Ma chi non si pone come obiettivo primo quello di costruire il proprio presente nel migliore dei modi è un gigante dai piedi d’argilla. Non è il futuro, infatti, che dobbiamo costruire, ma il presente, mattone su mattone. Ci sono persone, come dice il Dalai Lama, che pensano così tanto al futuro da dimenticare di vivere il quotidiano e di conseguenza non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Ci deve essere più vivere dentro, quindi, per cogliere davvero la bellezza e l’essenza di ogni piccolo regalo che la vita ci dona, anche il più semplice o quello che ci pare il più scontato. Io voglio vivere la mia vita graffiandola, non per lasciare ferite, ma segni.

In alto i cuori!

UN AUGURIO DI LENTEZZA

Vicenza, 1 novembre 2017

Lo scorso anno, proprio nel giorno di Ognissanti, mi sottoponevo alla seconda infusione di Mylotarg, il farmaco recuperato in Giappone dal dott. Di Bona che riaccese definitivamente la speranza per il trapianto. Ricordo benissimo quei giorni di ospedale e alcuni preziosi insegnamenti che ne trassi. Uno fra tutti fu quello di riappropriarsi della Lentezza, condizione indispensabile per affrontare al meglio quella sfida e i suoi palpiti. Non potevo fare altrimenti. Il mio corpo chiedeva pazienza, attesa e rispetto.

Oggi siamo diventati schiavi della rapidità, dell’immediatezza, di ritmi esasperati ed incalzanti. Ci arrabbiamo se i risultati non arrivano subito, se su whatsapp, nonostante la doppia spunta blu, la persona a cui abbiamo inviato il messaggio non ci risponde con solerzia. Ci intesiamo se chi ci sta accanto non procede al nostro stesso passo spedito, se la distanza tra una e l’altra cosa non passa in fretta. Il desiderio di cambiare repentinamente alle volte è ingannevole, quello di voler cancellare quanto prima un brutto ricordo altrettanto. È invece vitale lasciare il tempo e lo spazio giusti. Bisogna accettare la sofferenza, il dolore, la crisi. Solo accettandole le si supera. Chi continua a correre senza ascoltarsi, spesso è destinato a brusche frenate. Il corpo infatti, quando meno ce lo aspettiamo, quando stiamo viaggiando con il piede sparato sull’acceleratore, si ribella, tira di colpo il freno a mano ed inchioda. Il motore non riparte più. Cerchiamo di riaccenderlo, sempre più angosciati di non poter riprendere a viaggiare sicuri e decisi in terza corsia. L’ incubo della lentezza si palesa e con esso la perdita di tempo. Ci spaventa il silenzio. Il vuoto da non riempire. La macchina non risponde più ai comandi.

Ci tocca, quindi, tirare fuori il triangolo ed attendere che qualcuno arrivi in soccorso. Ed allora siamo costretti a sederci sul ciglio della strada a guardare il paesaggio. Ci stupiamo nel sentire cose apparentemente scontate: il canto degli uccelli, il farci accarezzare il viso dal vento, il guardare un aquilone in cielo…l’incubo della lentezza si trasforma in occasione di rinascita e iniziamo a pensare: “Andando così veloce mi sono dimenticato di tutto ciò. Perché non ho tolto prima il piede dall’acceleratore, fatto un respiro profondo, guardato fuori dal finestrino, perso del tempo per guadagnare del tempo?”

Buona festa di Ognissanti a tutte e a tutti con l’augurio che possiate vivere questa giornata con Lentezza e con un pensiero speciale per Nicola, Alessandro e Luigi. 

In alto i cuori!

Un sogno che si avvera


Vicenza 22 ottobre 2017

Venerdi sera ai Chiostri di Santa Corona ho avuto l’ennesima conferma che, tutto sommato, la leucemia per certi versi è stato un dono. So che può sembrare un paradosso, ma a me la malattia ha sconvolto la vita, migliorandola.Una serata ricchissima di emozioni, con testimonianze di vita straordinarie, con racconti appassionati, con incontri importanti, vissuta assieme a mia moglie Elisabetta, a tanti tra i miei più cari amici, a persone che in questi anni in svariati modi mi sono state vicine o che hanno seguito la mia storia facendo il tifo per me! Un grazie, quindi, a tutti coloro che sono venuti e mi dispiace molto per le tante persone che sono rimaste fuori.

Se dovessi riassumere in una frase quanto è stato trasmesso ieri da Davide, Mattia, Alessandra, dalle letture di due brani potenti di Roberta e Giovanni e dal dott. Ruggeri direi: “ci deve essere più vivere dentro!”.

Ringrazio infine dal profondo del cuore Luca Bassanese preziosissimo compagno di viaggio. Come canta De Gregori: “dentro a un viaggio c’è sempre un miraggio da considerare”. Quel miraggio per me, fin da subito, è stato il poter realizzare un videoclip per il brano “siamo la pioggia e siamo il sole” tratto dall’album “colpiscimi felicità”. Un video che Luca e Stefano mi hanno chiesto di girare con il grandissimo Michele Piazza a favore di #ADMO. Ho accettato subito, nella piena consapevolezza che forse non lo avrei mai finito o potuto vedere. Ed invece ieri lo abbiamo presentato al pubblico ed ora lo potete vedere ed ascoltare qui di seguito. Quel miraggio iniziale oggi è per me diventato un’oasi a cui spero possano abbeverarsi il maggior numero di persone, soprattutto giovani, per prendere la decisione di tipizzarsi.

Basta poco più di un minuto per provare a salvare una vita: #aiutaunosmidollato

Buona visione e, se potete, condividetelo!

Siamo la pioggia e siamo il sole

Vicenza, 17 ottobre 2017
Ieri finalmente Luca ed io abbiamo presentato il progetto a cui abbiamo lavorato per oltre un anno a sostegno della campagna che Davide ed io abbiamo creato #aiutaunosmidollato a sostegno di ADMO. 

Venerdì sera 20 ottobre alle 21 siete tutti invitati ai Chiostri di Santa Corona dove presenteremo in anteprima il video della canzone “siamo la pioggia e siamo il sole” tratto dall’ultimo album di Luca e Stefano “colpiscimi felicita” e parleremo di donazioni con tante belle sorprese tra cui Alessandra e Mattia.

Di tutte le foto scattate ieri, scelgo questa di Fabio e Alice Mattiolo, che mi ritrae con il dott. Di Bona. Eros Di Bona abita molte delle pagine di questo blog perché è stato il medico che mi ha letteralmente salvato la vita. Ogni giorno non manca mai uno dei miei più luminosi pensieri per lui che è il mio porto sicuro. Il rapporto d’affetto, di stima e di fiducia che si è creato tra noi è uno dei più bei regali che la malattia mi ha fatto.

In alto i cuori per tutti gli smidollati!

RIMPIANTI E RIMORSI

vicenza, 11 settembre 2017

In questo periodo mi è capitato di confrontarmi con tante persone che mi hanno parlato di loro rimpianti o di loro rimorsi, di cose che non hanno avuto il coraggio di fare o, viceversa, di cose che si sono pentiti di aver fatto. Credo faccia parte della vita. Ognuno di noi, facendo il classico esame di coscienza e rileggendo la propria vita, è naturale sia portato a dire: “se tornassi indietro non rifarei gli stessi errori” oppure “se avessi avuto più coraggio quella volta, magari adesso avrei una vita migliore”….rimorsi e rimpianti ci accompagnano costantemente, sono pensieri che abitano le nostre vite e spesse volte ci parlano, ferendoci. Nessuno probabilmente ne è esente.

Quando ti capita di vivere una malattia molto grave, che sai potrebbe portarti al capolinea della vita terrena, queste riflessioni si svelano in modo molto violento e disordinato e tutto questo, il più delle volte, rende il percorso ancor più pesante. L’intima richiesta che spesso si fa è quella di poter avere un’altra opportunità, un’altra chance, una nuova occasione di riscatto: “quel che è stato è stato, ma chiedo di poter avere un’altra possibilità”. Si comprende infatti che molte cose ci sono passate davanti senza che ce ne accorgessimo o magari senza che ci dessimo il giusto peso o avendole vissute in maniera sbagliata.  
Durante la malattia si vive – ed è strano a dirsi – anche un percorso di rinascita, di riconoscimento, che parte dalle piccole cose. Si iniziano ad apprezzare, come mai è successo prima, i piccoli gesti, quelli piacevoli che fanno stare bene: se ne coglie il loro valore, la loro preziosità. Si guarda la vita con occhi diversi: “perché mi sono lasciato sfuggire quell’occasione”, “perché non ho capito quanto fosse importante quella persona”, “perché non ho dato il giusto valore a quella cosa”. La consapevolezza. Ecco cosa si rivela, la consapevolezza. La vita in talune occasioni ci è passata davanti senza che ne fossimo protagonisti e quando ci troviamo quasi alla fine del libro della vita, si palesa l’amara considerazione: “questa è la brutta copia della vita che avrei voluto vivere ed adesso non ho più il tempo per riscriverla”. Ma è proprio perché la vita è unica dobbiamo cercare di viverla appieno, facendo sempre del nostro meglio, riducendo al minimo i rimpianti ed i rimorsi , ringraziando per ciò che abbiamo ricevuto e non per quello che avremmo potuto avere e amandoci per ciò che noi siamo, con i nostri difetti e con le nostre contraddizioni, tendendo però sempre verso un continuo e costante miglioramento.

Tutta questa pappardella iniziale per arrivare a dire cosa? Per dirti che hai una concreta possibilità per essere protagonista della tua vita e della vita di altre persone e per non avere il rimpianto, magari un domani, di non aver fatto qualcosa di importante: sabato 16 settembre dalle 16 alle 22 nella Loggia del Capitaniato in Piazza dei Signori i volontari di Admo e di VIP Vicenza saranno a tua disposizione. Se hai tra i 18 e i 35 anni con un peso superiore ai 50 kg vieni a tipizzarti. Con un semplice tampone salivare puoi diventare un potenziale donatore di midollo osseo. E se hai più di 35 anni cosa puoi fare? Condividere questo invito e provare a convincere un giovane a compiere questo meraviglioso gesto d’Amore. 
Ci sarò anche io e spero che con me ci siano altre persone che hanno fatto il trapianto o hanno donato il midollo osseo. Ti aspettiamo, non mancare. Basta poco più di un minuto per provare a salvare una vita!
#matchitnow
#aiutaunosmidollato

7 MESI

Vicenza, 26 agosto 2017
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Oggi compio 7 mesi e resto in silenzio. Condivido solo questo bellissimo scritto di Italo Calvino tratto dal romanzo “Le Città Invisibili” che l’Abate di Bassano don Andrea Guglielmi ha letto durante la fiaccolata per Luca Russo giovedì sera. 
In mezzo all’inferno dei viventi una strada ce l’ha indicata papa Giovanni Paolo II nella sua visita a Vicenza nel 1991: “ci vuole più vivere dentro!”.

In alto i cuori 
#notincpor

L’incontro col Dono


Vicenza, 7 agosto 2017

Tobia è un bambino molto vivace. Ha quasi un anno e osserva il mondo con curiosità, entusiasmo e stupore. Ha due bellissimi occhioni grandi che ti fissano come due fari abbaglianti che illuminano le strade buie a notte fonda ed i capelli con dei splendidi riccioletti ribelli. La prima volta che ci siamo conosciuti è stato a maggio dello scorso anno. Tobia era ancora nella pancia della Mamma che aveva gentilmente presentato al pubblico Davide ed il sottoscritto in occasione di una testimonianza del nostro progetto “aiuta uno smidollato”. Sabato pomeriggio, assieme anche ad Elisabetta, ho potuto ammirarlo in tutta la sua bellezza e simpatia. Non appena l’ho salutato, Tobia vedendomi con il cappellino e gli occhiali da sole scuri ha giustamente un po’ storto il naso, ma poco dopo si è lasciato scappare un grande sorrisone. Ci siamo seduti ad un bar all’aperto e la sua Mamma lo ha fatto accomodare tra le gambe per allattarlo. Nel mentre noi abbiamo ordinato e dopo dopo un gentilissimo ragazzo ci ha portato da bere ed assieme, come spesso accade, delle patatine. Non appena Tobia ha visto quei meravigliosi dischetti dorati, ha staccato la bocca dal seno e con un deciso gesto della mano li ha subito indicati! Che bello vederlo mangiare con tanta soddisfazione, osservare la sua felicità nello sgranocchiare le patatine e poi, di tanto in tanto, dissetarsi per via della loro salatura e del gran caldo. Avrei tanto voluto prendere Tobia in braccio e coccolarmelo un po’, ma devo ancora stare attento per via delle mie difese immunitarie. 

Ho avuto modo di incontrare la Mamma di Tobia a più riprese e nonostante le poche volte in cui ci siamo visti e parlati, ho sempre percepito la sua ricchezza interiore. Sabato ho conosciuto anche il Papà di Tobia e mi sento di dire a quel bambino che è davvero fortunatissimo. Ha due genitori straordinari che faranno di tutto per renderlo, domani, un uomo con principi e valori saldi. Il Papà di Tobia oggi ha compiuto un immenso gesto d’Amore: ha donato le cellule staminali per provare a salvare la vita di una ragazza tedesca. Che emozione, poco fa, sentirlo al telefono raccontarmi tutte le varie emozioni e sensazioni provate durante l’aferesi e percepire, oggi come sabato, la sua nobiltà d’animo. Un genitore che ha dato la vita al proprio figlio e nei prossimi giorni, grazie alla donazione odierna, la regalerà ad un’altra persona per me è un Eroe. 
Sabato abbiamo amabilmente conversato per quasi due ore ed una frase su tutte mi è rimasta impressa: “da quando mi hanno comunicato che avrei donato il midollo osseo, ho cercato di stare attento a tutto per star bene ed in salute non solo ovviamente per la mia famiglia, ma anche per questa terza persona di cui ho avvertito sin da subito la responsabilità”. Mi è venuta la pelle d’oca. In quella frase è riassunta tutta l’essenza del dono. Ci eravamo trovati con l’idea che fossi io a portare la mia testimonianza per far capire quanto sia importante offrire quella parte di sé ed, invece, ancora una volta sono stato io a dover ringraziare: che potente ed autentica dimostrazione d’Amore coniugale!
Tobia questo post è per te. Quando sarai più grande e avrai modo di leggere queste parole, sono certo che ti daranno un’ ulteriore consapevolezza sul fatto di avere due genitori straordinari.
E a te, silenzioso Eroe, va tutta la gratitudine di noi trapiantati. Quel passeggino che accompagni con mano ferma e sicura rappresenta la Vita e tu ne sei prodigiosa Testimonianza.
In alto i cuori, Tobia! 
#aiutaunosmidollato