16266229_10211969082847837_3350772894676310687_nVicenza, 26 gennaio 2018
Era stata una giornata per me faticosa quella del 26 gennaio 2017. Gli effetti della chemioterapia di condizionamento si erano fatti sentire e per una buona parte del pomeriggio avevo avuto febbre alta e spossatezza. Ciononostante due erano i motivi che mi davano immensa felicità: il primo, il festeggiamento dell’anniversario di fidanzamento con Elisabetta (16 anni insieme). Il secondo, appunto, l’arrivo del nuovo midollo. Ricevere una nuova possibilità di vita, proprio nel giorno mio e di Elisabetta era davvero una splendida coincidenza.
Avevo salutato Betta verso le 20.30 dicendole che l’avrei aggiornata costantemente e attendevo con ansia di sentire qualche rumore provenire dalla porta. Finalmente, poco dopo le 21,  avvertii che qualcuno si stava vestendo per entrare in stanza ed eccoli infatti: Franco, infermiere a cui sono legato da profondo affetto, accompagnato dalla  meravigliosa dottoressa Elice, con la sacca magica contenente il liquido midollare del mio Eroe, per il trapianto.
“Siamo pronti Sandro?” mi chiese la dottoressa sorridendo.
“Prontissimi, dottoressa!”.
“E allora partiamo”, aggiunse Franco tenendo tra le mani il DONO.
Ricordo con nitidezza il momento in cui lui attaccò la sacca al palo delle terapie e collegò la canaletta al mio Groshong. L’emozione era palpabile anche in loro. Restammo assieme in camera per una decina di minuti per monitorare che le prime procedure fossero correttamente avviate.
“Mi raccomando, Sandro, dovessi avvertire qualsiasi disturbo, chiama subito! Noi ci vediamo domattina” mi disse la dottoressa uscendo dalla stanza. Anche Franco, controllate le ultime cose, e fissandomi negli occhi si congedò con una sua tipica espressione a me rivolta: “Sindaco, ci vediamo dopo! Verrò spesso a controllare che tutto proceda bene”.
Rimasi, quindi solo. La prima cosa che feci fu quella di chiamare Betta.
“Ci siamo Tesoro, mi hanno attaccato”.
“Bene, Amore, io sono sempre con te”.
“Lo so, lo sento. Adesso mi metto tranquillo e ti scrivo dopo”.
“Ti amo”.
Scrissi poi un messaggino a mio fratello Fabio e uno agli amici più cari, avvertendoli che tutto era cominciato. Nonostante la stanchezza, mi alzai pimpante dal letto, probabilmente per via dell’adrenalina in corpo, e mi avvicinai alla sacca “magica”. Ne guardai intensamente il contenuto e mi chiesi che cosa potessi fare. La sensazione, non è facile spiegarlo, era simile a quella che si vive dinanzi ad una immagine sacra particolarmente cara. Mi venne spontaneo quindi fare una sorta di preghiera, di ringraziamento per il mio Eroe e perché tutto potesse andar bene. Ritornai a letto e mi misi a pensare. Come una sorta di pellicola a colori mi apparve il film della malattia, tra sorrisi e lacrime, e più le immagini scorrevano nella mia testa più mi dicevo: “Ci siamo! Hai visto Sandro che ci siamo arrivati?”. Solo pochi mesi prima infatti le speranze erano ridotte al lumicino ed ora, invece, quella sacca era lì .
Poi tante altre riflessioni sul futuro, anche quello più immediato. C’era la possibilità che il mio fegato non reggesse alle terapie e più in generale che comparissero segni evidenti di rigetto o che il nuovo midollo non attecchisse. Decisi, allora, di fare come sempre ho fatto da quel 14 aprile 2015, giorno della diagnosi di leucemia. Impacchettare quei pensieri e cestinarli. Ritornare a concentrarsi sul “qui e ora”, convogliare tutte le energie per affrontare il percorso con determinazione giorno dopo giorno, focalizzare l’attenzione sulle cose belle.
Tutte quelle immagini, quelle emozioni, unite alla stanchezza, mi fecero prendere sonno abbastanza presto. Lasciai comunque accesa la TV, come faccio spesso, perché mi tenesse compagnia.  A cadenze regolari Franco rientrava in stanza sterile a controllare che fosse tutto a posto e che le procedure del trapianto proseguissero bene. Mi dava molta tranquillità la sua costante presenza, come sapere che Elisabetta e molte altre persone erano lì, in quella stanza, con il loro Amore, il loro affetto, il loro pensiero.
Poco dopo le 2 di notte il sangue midollare era sceso del tutto. Il trapianto era avvenuto. La magia del dono compiuta. Ora non restava che attendere.
“Sandrino abbiamo finito” mi disse Franco soddisfatto che ogni cosa fosse andata a buon fine.
“Franco, grazie davvero di tutto! Buonanotte e a domani”.
“A domani, ma passo comunque a darti qualche altra controllatina”.
Uscito Franco dalla stanza, presi in mano subito il telefono e scrissi a Betta e a Fabio che era andato tutto bene. Mi addormentai consapevole che fosse l’inizio di una nuova vita: “ancora Grazie, mio Eroe”.
Una vita che oggi compie un anno e che festeggio, assieme all’anniversario di Fidanzamento con Elisabetta, con il sorriso sulle labbra.
La battaglia non è ancora finita. Il mio Eroe in questi giorni, come sapete, mi donerà nuovamente i suoi linfociti per abbattere una recidiva molecolare che si è presentata a dicembre e che mi auguro di riuscire a debellare del tutto.
Il tempo della malattia è un tempo pieno di sali e scendi, di paure e di speranze, di illusioni e di ricadute. Non è facile restare in equilibrio, a volte probabilmente è anche salutare sprofondare e restare per un po’ in apnea. L’essenziale, però poi, è continuare ad andare avanti, esercitandosi quotidianamente alla pazienza per trasformarla in perseveranza e fiducia.
Io sono molto sereno, determinato e combattivo. Domani è un altro giorno, oggi penso a festeggiare.
In alto i cuori!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...