Vicenza, 1 novembre 2017

Lo scorso anno, proprio nel giorno di Ognissanti, mi sottoponevo alla seconda infusione di Mylotarg, il farmaco recuperato in Giappone dal dott. Di Bona che riaccese definitivamente la speranza per il trapianto. Ricordo benissimo quei giorni di ospedale e alcuni preziosi insegnamenti che ne trassi. Uno fra tutti fu quello di riappropriarsi della Lentezza, condizione indispensabile per affrontare al meglio quella sfida e i suoi palpiti. Non potevo fare altrimenti. Il mio corpo chiedeva pazienza, attesa e rispetto.

Oggi siamo diventati schiavi della rapidità, dell’immediatezza, di ritmi esasperati ed incalzanti. Ci arrabbiamo se i risultati non arrivano subito, se su whatsapp, nonostante la doppia spunta blu, la persona a cui abbiamo inviato il messaggio non ci risponde con solerzia. Ci intesiamo se chi ci sta accanto non procede al nostro stesso passo spedito, se la distanza tra una e l’altra cosa non passa in fretta. Il desiderio di cambiare repentinamente alle volte è ingannevole, quello di voler cancellare quanto prima un brutto ricordo altrettanto. È invece vitale lasciare il tempo e lo spazio giusti. Bisogna accettare la sofferenza, il dolore, la crisi. Solo accettandole le si supera. Chi continua a correre senza ascoltarsi, spesso è destinato a brusche frenate. Il corpo infatti, quando meno ce lo aspettiamo, quando stiamo viaggiando con il piede sparato sull’acceleratore, si ribella, tira di colpo il freno a mano ed inchioda. Il motore non riparte più. Cerchiamo di riaccenderlo, sempre più angosciati di non poter riprendere a viaggiare sicuri e decisi in terza corsia. L’ incubo della lentezza si palesa e con esso la perdita di tempo. Ci spaventa il silenzio. Il vuoto da non riempire. La macchina non risponde più ai comandi.

Ci tocca, quindi, tirare fuori il triangolo ed attendere che qualcuno arrivi in soccorso. Ed allora siamo costretti a sederci sul ciglio della strada a guardare il paesaggio. Ci stupiamo nel sentire cose apparentemente scontate: il canto degli uccelli, il farci accarezzare il viso dal vento, il guardare un aquilone in cielo…l’incubo della lentezza si trasforma in occasione di rinascita e iniziamo a pensare: “Andando così veloce mi sono dimenticato di tutto ciò. Perché non ho tolto prima il piede dall’acceleratore, fatto un respiro profondo, guardato fuori dal finestrino, perso del tempo per guadagnare del tempo?”

Buona festa di Ognissanti a tutte e a tutti con l’augurio che possiate vivere questa giornata con Lentezza e con un pensiero speciale per Nicola, Alessandro e Luigi. 

In alto i cuori!

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