CI DEVE ESSERE PIÙ VIVERE DENTRO

Vicenza, 17 novembre 2017

Carissime amiche e carissimi amici siccome siete in molti a chiedermi aggiornamenti sulle mie condizioni di salute, posso dirvi che tutto procede bene. L’Herpes Zoster c’è, dà fastidio, ma fortunatamente avendolo preso per tempo, non si esteso. Una bella dose massiccia di aciclovir lo sta mettendo a tacere. Ci vorrà pazienza, ma non mi manca. La cosa importante per me è riuscire a fare tutto senza troppi intoppi. Ieri sono tornato a lavorare, infatti, e non vedo l’ora arrivi stasera per andare a teatro a vedere “Troiane”, ultimo lavoro della compagnia “Teatro della Cenere” nella quale fa l’attrice mia moglie Elisabetta.

Questo piccolo intoppo mi ha fatto riflettere ancora una volta su quanto sia importante gustare del “qui e ora”, godere del tempo nel modo migliore e più fecondo possibile perché “del doman non v’è certezza”. Ci sono persone che si rifugiano, invece, esclusivamente nel domani per l’incapacità di affrontare l’oggi. Ma chi non si pone come obiettivo primo quello di costruire il proprio presente nel migliore dei modi è un gigante dai piedi d’argilla. Non è il futuro, infatti, che dobbiamo costruire, ma il presente, mattone su mattone. Ci sono persone, come dice il Dalai Lama, che pensano così tanto al futuro da dimenticare di vivere il quotidiano e di conseguenza non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Ci deve essere più vivere dentro, quindi, per cogliere davvero la bellezza e l’essenza di ogni piccolo regalo che la vita ci dona, anche il più semplice o quello che ci pare il più scontato. Io voglio vivere la mia vita graffiandola, non per lasciare ferite, ma segni.

In alto i cuori!

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UN AUGURIO DI LENTEZZA

Vicenza, 1 novembre 2017

Lo scorso anno, proprio nel giorno di Ognissanti, mi sottoponevo alla seconda infusione di Mylotarg, il farmaco recuperato in Giappone dal dott. Di Bona che riaccese definitivamente la speranza per il trapianto. Ricordo benissimo quei giorni di ospedale e alcuni preziosi insegnamenti che ne trassi. Uno fra tutti fu quello di riappropriarsi della Lentezza, condizione indispensabile per affrontare al meglio quella sfida e i suoi palpiti. Non potevo fare altrimenti. Il mio corpo chiedeva pazienza, attesa e rispetto.

Oggi siamo diventati schiavi della rapidità, dell’immediatezza, di ritmi esasperati ed incalzanti. Ci arrabbiamo se i risultati non arrivano subito, se su whatsapp, nonostante la doppia spunta blu, la persona a cui abbiamo inviato il messaggio non ci risponde con solerzia. Ci intesiamo se chi ci sta accanto non procede al nostro stesso passo spedito, se la distanza tra una e l’altra cosa non passa in fretta. Il desiderio di cambiare repentinamente alle volte è ingannevole, quello di voler cancellare quanto prima un brutto ricordo altrettanto. È invece vitale lasciare il tempo e lo spazio giusti. Bisogna accettare la sofferenza, il dolore, la crisi. Solo accettandole le si supera. Chi continua a correre senza ascoltarsi, spesso è destinato a brusche frenate. Il corpo infatti, quando meno ce lo aspettiamo, quando stiamo viaggiando con il piede sparato sull’acceleratore, si ribella, tira di colpo il freno a mano ed inchioda. Il motore non riparte più. Cerchiamo di riaccenderlo, sempre più angosciati di non poter riprendere a viaggiare sicuri e decisi in terza corsia. L’ incubo della lentezza si palesa e con esso la perdita di tempo. Ci spaventa il silenzio. Il vuoto da non riempire. La macchina non risponde più ai comandi.

Ci tocca, quindi, tirare fuori il triangolo ed attendere che qualcuno arrivi in soccorso. Ed allora siamo costretti a sederci sul ciglio della strada a guardare il paesaggio. Ci stupiamo nel sentire cose apparentemente scontate: il canto degli uccelli, il farci accarezzare il viso dal vento, il guardare un aquilone in cielo…l’incubo della lentezza si trasforma in occasione di rinascita e iniziamo a pensare: “Andando così veloce mi sono dimenticato di tutto ciò. Perché non ho tolto prima il piede dall’acceleratore, fatto un respiro profondo, guardato fuori dal finestrino, perso del tempo per guadagnare del tempo?”

Buona festa di Ognissanti a tutte e a tutti con l’augurio che possiate vivere questa giornata con Lentezza e con un pensiero speciale per Nicola, Alessandro e Luigi. 

In alto i cuori!