2 anni!


Vicenza, 14 aprile 2017

Alle volte capita tutto d’ un tratto. Sempre goduto di buona salute, mai stato da un dottore. Anzi, la parola medico mi aveva sempre messo paura: vade retro!!! Una vita sregolata ricca di soddisfazioni, col piede pigiato sull’acceleratore e il desiderio di volare sempre più in alto. Poi un giorno cominci a non sentirti molto bene, percepisci che qualcosa nel tuo corpo non va…all’inizio ti convinci che possa essere una cosa passeggera, un malessere momentaneo, dai magari la colpa allo stress e ai ritmi forsennati di questa vita frenetica. Poi i disturbi, in poco tempo, si intensificano ed allora subentra l’ansia, il timore…”oddio, sarà qualcosa di grave?” Inizi a pensarci più seriamente, ma non vuoi confrontarti con uno dei tuoi più grandi limiti: il terrore del camice bianco! Allora tiri avanti ancora sperando che le cose migliorino ma purtroppo, giorno dopo giorno, vanno sempre peggiorando fino ad arrivare al limite…e come è sempre stato nella mia vita precedente, la saggia decisione si prende solo quando si è arrivati ormai all’eccesso, sperando che non sia troppo tardi.

È successo così. Da una dozzina di giorni avevo un fastidioso ascesso al dente del giudizio che mi provocava dolore, sanguinamenti dalla gengiva, febbre e brividi. Il dentista, per fortuna, rientrava tra i dottori da me tollerati. Andai da lui, il quale mi confermò che il dente era da estrarre e mi diede un antibiotico…passarono alcuni giorni, ma questo ascesso anziché migliorare peggiorava, fino a che, il 12 aprile, mi comparve sul ventre, poco sopra il fegato, un vistoso ematoma ed iniziai a non vederci bene da entrambi gli occhi, come se avessi dei vetri rotti dentro la retina. Il giorno seguente decisi allora di recarmi dal medico di base e non appena entrai nel suo studio le dissi: “dottoressa, ho la leucemia!”. Lei mi guardò, perplessa e turbata, dicendomi che non si poteva fare una diagnosi così, senza aver fatto alcun accertamento. Mi prescrisse delle analisi del sangue che andai a fare appunto la mattina del 14 aprile. Il responso fu spietato: Leucemia promielocitica acuta. Paziente in imminente pericolo di vita. Mi ricoverarono subito nel reparto di ematologia dell’Ospedale Civile di Vicenza, secondo piano – stanza 12, e dissero a me e a mia moglie che avrei dovuto affrontare immediatamente una terapia con alto dosaggio chemioterapico per cercare di debellare i tantissimi globuli bianchi malati, i quali stavano provocando la mia morte…
Sono passati due anni. Questa mattina sono in Day Hospital, accompagnato dalla mia straordinaria Moglie. Non ho più paura del camice bianco. Quello che una volta percepivo come diavolo, oggi riconosco come simbolo! Simbolo di gratitudine infinita. 
La strada è ancora lunga, non so cosa mi riserverà il futuro, ma vivo il presente come dono, nel “qui e ora”, sorridendo.

Buon Venerdì Santo a tutti. In alto i cuori.
Vostro,
Sandro