È TRASCORSO UN MESE


Vicenza, 19 febbraio 2017

Quando ho iniziato la narrazione della mia malattia, ho sempre ritenuto corretto farlo quando avessi avuto qualcosa di concreto da condividere. Non mi sono mai dato una scadenza temporale perché sarebbe andato contro il mio intento e perché in ogni occasione è un flusso di coscienza che si libera su un foglio virtuale. In queste settimane sono stato infatti silenzioso, perché è stato per me indispensabile raccogliere gran parte delle energie per affrontare il percorso del trapianto che, come potrete immaginare, non è una passeggiata. Mi scuso pertanto se non vi ho risposto o sono stato molto telegrafico nel farlo. Non prendetela come mancanza di rispetto o maleducazione, ma ho ricevuto e ricevo così tanti messaggi al giorno che non ci sto dietro. Vi assicuro, però, che li leggo con estremo piacere!

Sul decorso post-trapianto, per ora, le cose stanno andando secondo protocollo. Ho raggiunto un primo importante traguardo (l’attecchimento del nuovo midollo!) e ora attendo, senza alcuna fretta, di tagliare i successivi. La febbre in questi giorni è fedele compagna, ma sono coperto da antibiotici ed antifungini che la tengono a bada. È passato un mese dal ricovero, nello zaino ho ancora provviste di pazienza, tolleranza e determinazione a sufficienza e il morale è buono. 

Il percorso del trapianto è tosto e avvincente allo stesso tempo. Hai un’unica strada da intraprendere. È dunque un reale percorso di vita con delle condizioni precise: non puoi tornare indietro, non puoi scegliere la via da percorrere (ne hai solo una: quella è l’unica e l’ultima!), ci sono molti ostacoli ed imprevisti da superare, devi essere costante nel passo. Hai però dei jolly fondamentali che hanno un nome ed un volto e che appaiono qualsiasi volta tu ne abbia bisogno o ve ne sia la necessità: l’Amore e l’affetto di parenti, amici e delle tante persone che fanno il tifo per te e l’enorme umanità e professionalità di medici, infermieri, operatrici, volontari! Tutto ciò è fondamentale, nonostante il tuo miglior amico, come il tuo peggior nemico, sei te stesso.

All’inizio vieni completamente messo a nudo e quindi privato di tante cose importanti. Questo crea comprensibile preoccupazione, ma altrettanto (almeno per me finora è stato così) stimolo. Dopo una decina di giorni di cammino, trovi il tuo eroe. Le sembianze sono quelle di una sacca trasfusionale che contiene la decisiva possibilità di guarigione. Quel giorno ti fermi e ricevi tutta quella sacca d’Amore. Le sensazioni e le emozioni che provi sono uniche. Dal giorno successivo riprendi a camminare e per due/tre settimane il cammino si presenta faticoso. Hai due parole molto utili che è fondamentale ripeterti: pazienza e attesa, anche quando vorresti accelerare, arrivare al successivo traguardo il prima possibile, anticipare i tempi, ma questa non è una gara a chi arriva primo, è una cordata che ha regole ben diverse. E ci sono giornate piene di sole in cui il cammino è anche piacevole, come altre burrascose in cui ti devi necessariamente fermare e stare “sottocoperta”. Io sono praticamente arrivato alla fine di questo secondo spezzone di cammino e, da domani – credo e spero – inizierà la terza parte. Cosa mi aspetta? Non lo so e non mi interessa saperlo. Mi concentro, come ho sempre fatto, sul “qui e ora”!

Prima di salutarvi, vi lascio con queste righe di Pessoa che ho già condiviso altre volte, ma che non smetterei mai di leggere. Le dedico a tutti coloro che stanno affrontando delle grandi sfide: 

Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,

la certezza che abbiamo bisogno di continuare,

la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:

dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta, un passo di danza,

della paura, una scala,

del sogno, un ponte,

del bisogno, un incontro.

Ho scritto moltissimo e quindi mi fermo qui anche perché ho mal di schiena ed ho bisogno di stendermi :-). Vi auguro di trascorrere una piacevolissima domenica e vi ringrazio per tutto l’affetto che sempre mi manifestate.
In alto i cuori!

Vostro,
Sandro 
P.s. Questo post lo dedico a mia Madre (in foto) che mi ha consegnato dei preziosissimi insegnamenti sul come affrontare il percorso della malattia!

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1 Commento

  1. tucancroiodonna

     /  febbraio 19, 2017

    “della caduta, un passo di danza”… e tu, caro Sandro, danzi la vita come nessun altro.
    Nella danza contemporanea si impara a cadere: non ti nascondo lezioni da cui torno con le “pacche viola” sulle ginocchia, sulle spalle e nei posti piu’ impensati. La mia insegnante di danza, tuttavia, si augura sempre che, con l’esercizio fatto, le nostre cadute siano “consapevoli”. Questa consapevolezza ci aiuta a gestirle meglio.
    Tu scrivi sempre con molta onesta’… non nascondi le cadute, ma le sai trasformare. Questa consapevolezza di accompagni sempre!
    Ricorda che tutte quelle poltroncine rosse sulla tua pagina FB sono in realta’ occupate da tutti noi, che ti mandiamo il nostro affetto per sollevarti e che, umilmente, impariamo a danzare da te!

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