26/01/2017 – 26/02/2017


Vicenza, 26 febbraio 2017

Ad un mese dal trapianto, non si può far altro che sorridere alla Vita. Le prove quotidiane da affrontare non mancano, ma fanno parte del cammino. Bisogna saperle affrontare. Bisogna saperle accettare. A volte vi è la necessità di fare silenzio, di isolarsi, per concentrarsi esclusivamente su se stessi. 
Io non ho un nulla da insegnare, anzi mi sento una persona in continuo bisogno di imparare. Mi fa già tanto piacere sapere che i miei post possano essere d’aiuto e di conforto per altre persone. 
Sento oggi la necessità di scrivere un pensiero che mi frulla nella testa da giorni. Non ho mai messo “privacy” ai miei post e ho sempre accettato le richieste di amicizia. Ma non mi consideri amico chi inneggia alla violenza e all’odio, chi vorrebbe bruciare i campi nomadi, chi gettare a mare i migranti, chi considera l’omosessualità una malattia, chi maltratta le donne e i bambini, chi vorrebbe riaprire i campi di concentramento. Possiamo avere simpatie ed antipatie. Possiamo essere più o meno tolleranti, ma da ciò ad arrivare a fare considerazioni così cariche di odio ed estremismo, per me questo è inaccettabile. E quindi non mi fa né caldo né freddo se qualcuno mi toglierà l’amicizia dopo aver letto questo post. 
Non sono certo un buonista, uno che guarda e accetta tutto passivamente, ma per quel che mi riguarda ed è nelle mie possibilità, mia sorella e mio fratello non saranno mai figli unici ai miei occhi.
Buona domenica ed in alto i cuori!
Sandro 

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È TRASCORSO UN MESE


Vicenza, 19 febbraio 2017

Quando ho iniziato la narrazione della mia malattia, ho sempre ritenuto corretto farlo quando avessi avuto qualcosa di concreto da condividere. Non mi sono mai dato una scadenza temporale perché sarebbe andato contro il mio intento e perché in ogni occasione è un flusso di coscienza che si libera su un foglio virtuale. In queste settimane sono stato infatti silenzioso, perché è stato per me indispensabile raccogliere gran parte delle energie per affrontare il percorso del trapianto che, come potrete immaginare, non è una passeggiata. Mi scuso pertanto se non vi ho risposto o sono stato molto telegrafico nel farlo. Non prendetela come mancanza di rispetto o maleducazione, ma ho ricevuto e ricevo così tanti messaggi al giorno che non ci sto dietro. Vi assicuro, però, che li leggo con estremo piacere!

Sul decorso post-trapianto, per ora, le cose stanno andando secondo protocollo. Ho raggiunto un primo importante traguardo (l’attecchimento del nuovo midollo!) e ora attendo, senza alcuna fretta, di tagliare i successivi. La febbre in questi giorni è fedele compagna, ma sono coperto da antibiotici ed antifungini che la tengono a bada. È passato un mese dal ricovero, nello zaino ho ancora provviste di pazienza, tolleranza e determinazione a sufficienza e il morale è buono. 

Il percorso del trapianto è tosto e avvincente allo stesso tempo. Hai un’unica strada da intraprendere. È dunque un reale percorso di vita con delle condizioni precise: non puoi tornare indietro, non puoi scegliere la via da percorrere (ne hai solo una: quella è l’unica e l’ultima!), ci sono molti ostacoli ed imprevisti da superare, devi essere costante nel passo. Hai però dei jolly fondamentali che hanno un nome ed un volto e che appaiono qualsiasi volta tu ne abbia bisogno o ve ne sia la necessità: l’Amore e l’affetto di parenti, amici e delle tante persone che fanno il tifo per te e l’enorme umanità e professionalità di medici, infermieri, operatrici, volontari! Tutto ciò è fondamentale, nonostante il tuo miglior amico, come il tuo peggior nemico, sei te stesso.

All’inizio vieni completamente messo a nudo e quindi privato di tante cose importanti. Questo crea comprensibile preoccupazione, ma altrettanto (almeno per me finora è stato così) stimolo. Dopo una decina di giorni di cammino, trovi il tuo eroe. Le sembianze sono quelle di una sacca trasfusionale che contiene la decisiva possibilità di guarigione. Quel giorno ti fermi e ricevi tutta quella sacca d’Amore. Le sensazioni e le emozioni che provi sono uniche. Dal giorno successivo riprendi a camminare e per due/tre settimane il cammino si presenta faticoso. Hai due parole molto utili che è fondamentale ripeterti: pazienza e attesa, anche quando vorresti accelerare, arrivare al successivo traguardo il prima possibile, anticipare i tempi, ma questa non è una gara a chi arriva primo, è una cordata che ha regole ben diverse. E ci sono giornate piene di sole in cui il cammino è anche piacevole, come altre burrascose in cui ti devi necessariamente fermare e stare “sottocoperta”. Io sono praticamente arrivato alla fine di questo secondo spezzone di cammino e, da domani – credo e spero – inizierà la terza parte. Cosa mi aspetta? Non lo so e non mi interessa saperlo. Mi concentro, come ho sempre fatto, sul “qui e ora”!

Prima di salutarvi, vi lascio con queste righe di Pessoa che ho già condiviso altre volte, ma che non smetterei mai di leggere. Le dedico a tutti coloro che stanno affrontando delle grandi sfide: 

Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,

la certezza che abbiamo bisogno di continuare,

la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:

dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta, un passo di danza,

della paura, una scala,

del sogno, un ponte,

del bisogno, un incontro.

Ho scritto moltissimo e quindi mi fermo qui anche perché ho mal di schiena ed ho bisogno di stendermi :-). Vi auguro di trascorrere una piacevolissima domenica e vi ringrazio per tutto l’affetto che sempre mi manifestate.
In alto i cuori!

Vostro,
Sandro 
P.s. Questo post lo dedico a mia Madre (in foto) che mi ha consegnato dei preziosissimi insegnamenti sul come affrontare il percorso della malattia!

#VERSOLALTO


Vicenza, 12 febbraio 2017
Ventiseiesimo giorno di ricovero. Per rinascere bisogna spogliarsi di ogni cosa: delle certezze, delle tranquillità, dei porti sicuri, delle sicurezze e delle proprie convinzioni. Le chemioterapie tolgono tutto, ma non la voglia di sorridere e di ripetere che la Vita è un Dono da difendere giorno dopo giorno e di cui dobbiamo prenderci cura con Rispetto e Amore. Della nostra Vita e della Vita di ogni essere vivente. 

Qui tutto procede secondo protocollo. L’ ascetismo terreno di queste settimane fortifica e tempra lo spirito. Avanti, quindi, con fiducia nella speranza di arrivare alla meta e di poter godere presto di una bellissima aurora. In alto i cuori!

Buona domenica ad ognuno di voi e grande Francesco Gabbani che questa mattina mi ha fatto ballare!

“se volete fare qualcosa di buono nella vita, vivete, non vivacchiate. Vivete!” (Piergiorgio Frassati)

AD UNA SETTIMANA DAL TRAPIANTO

Vicenza, 2 febbraio 2017
Un nuovo breve aggiornamento sulla mia degenza al San Bortolo. Sono in una delle tre junior suite riservate ai trapiantati. Sono stanze piccole, ma confortevoli. C’è l’essenziale per stare bene. Il non poter mai uscire, l’essere chiusi h24 in una stanza, vedere pochissime persone, non è certo piacevole, ma lo considero un esercizio. Ed in questo devo dire che mi aiuta molto la spiritualità. In passato ho fatto anche brevi esperienze nei monasteri (meravigliosa quella a San Francesco del Deserto) e più di qualche volta nella mia vita ho avuto bisogno di silenzio. Mia Moglie lo sa benissimo. Spesso ci diciamo che alcuni dei nostri giorni più belli li abbiamo passati l’uno affianco all’altro in silenzio, immersi semplicemente nella serenità di una giornata al mare o di una passeggiata in montagna. Certo, tutte quelle sono state esperienze volute e, perciò, appaganti, ma anche questa attuale è molto formativa. L’eremita trapiantato affronta la sua degenza privato di molte cose e costantemente accompagnato da piccoli, grandi fastidi: febbre, mucosite severa, inappetenza, a volte astenia, e la sfida quotidiana è l’accettazione. Per provare a ritrovare il Paradiso della Vita bisogna necessariamente passare per l’inferno. Questo vale non solo per i trapiantati, ma per chiunque voglia fare un cammino di conversione e purificazione (non necessariamente connesso alla Fede). Accettare, quindi, l’inferno come “conditio sine qua non” per poi risalire pian piano verso la meta della guarigione è la prassi. Io sono solo uno dei tanti che lo sta facendo e tutte le persone trapiantate con cui si è creato un solido legame di amicizia (penso in particolar modo a Chiara e a Paola) sono sempre fonte di aiuto e di ispirazione. Ti senti in cordata, allacciato bene, e questo dà tanto conforto.  

Per ora tutto sta procedendo secondo protocollo. Ho una fastidiosa mucosite allo stomaco e in bocca, la febbre è fedele compagna, ma in generale non mi posso lamentare. A questi primi quindici giorni, nonostante tutto, do un voto positivo. Penso che dovrò stare in isolamento ancora per un paio di settimane almeno e poi, se non dovessero sopraggiungere complicazioni, potrò tornare a casa. Il carissimo Primario di ematologia passa tutti i martedì a trovarmi e l’altro giorno mi ha chiesto che cosa mi mancasse di più, anticipando poi la mia risposta perché sa che bene che mi mancano da matti i miei gatti e una bella pizza fatta in casa e mangiata in salotto (a modo nostro) con Elisabetta. Mi ripeto ancora una volta, ma le cose che mi mancano di più sono le più semplici (una passeggiata all’aria aperta, le coccole serali a Poulenc, cucinare qualche manicaretto, una serata coi “waiting”). Vi garantisco che sono queste le cose che mancano di più e che riconsideriamo fondamentali solo quando ne siamo privati, perché nella quotidianità le diamo per scontate. Mi torna spesso in mente la “Canzone di San Damiano” che vi propongo di seguito, ma che molti già conosceranno: 
“Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore ed umilta potrà costruirlo. 
Se con fede tu saprai vivere umilmente, più felice tu sarai anche senza niente. 

Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore, una pietra dopo l’altra in alto arriverai.

Nella vita semplice troverai la strada, che la calma donerà al tuo cuore puro.

E le gioie semplici sono le più belle, sono quelle che alla fine sono le più grandi.

Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore, una pietra dopo l’altra in alto arriverai.”

Che inno potente e meraviglioso!
In queste settimane di degenza un ruolo fondamentale lo hanno i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i volontari: sempre un sorriso, una parola di conforto, frasi di incoraggiamento, una battuta che ti fa dimenticare di essere lì. In tutto questo devo dire che il Reparto di Ematologia è una famiglia eccezionale che amo profondamente. È difficile da spiegare, ma sono convinto che tutti coloro che sono passati per lunghe degenze o terapie in DH, mi possano perfettamente capire. A loro, dobbiamo la vita! La promessa che mi sento di fare è quella di aiutarli in futuro attraverso le testimonianze, le raccolte fondi, la sensibilizzazione alle donazioni. Penso sia davvero il minimo. Mi auguro di poterlo fare da vivo, ma sono certo che ci riuscirò in ogni caso. 
Ora vi saluto perché mi pare di avervi già detto troppo. Vi ringrazio perché sono letteralmente investito dal vostro affetto che, per me, si trasforma in grande energia. Perdonate se non riesco a rispondervi sempre, ma ho bisogno a volte di concentrarmi sulla battaglia.
Viva la Vita e in alto i cuori, sempre!

Vostro,
Sandro