Ancora a casa…

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Vicenza, 23 luglio 2015

Carissime e carissimi tutti

buona e bollente giornata. Io sono ancora a casa. Avrei dovuto rientrare martedì per l’ultimo ciclo di consolidamento, ma i valori del sangue erano ancora troppo bassi per iniziare una nuova chemioterapia. Ero già pronto con le valigie per cominciare, ma giustamente sono stato rispedito a casa. Inizialmente ci sono rimasto male perché non avevo messo in conto che il midollo ci mettesse più tempo, rispetto alle volte precedenti, a ripartire. I medici, invece, mi hanno detto che, dopo tre cicli tosti di terapie, può capitare che il midollo ci metta più tempo a far tornare i valori ematici nella norma. Oggi ho ripetuto l’emocromo, ma i valori sono ancora bassi (in lentissima risalita). Lunedì mattina dovrò ripetere, dunque, le analisi del sangue e speriamo che i valori, nel frattempo, siano ben risaliti. Ovviamente sono molto felice di stare a casa con mia moglie e i nostri gatti (nella foto coccolo il mio adorato Poulenc!), ma allo stesso tempo non vedo l’ora di rientrare in battaglia per terminare questo primo importante step. Caro midollo vedi, dunque, in questo weekend di far schizzare i valori Emoticon smile

Nel complesso mi sento abbastanza bene. Questo caldo infernale, certo, non aiuta, ma riesco a fare le mie passeggiate mattutine e, a volte, serali. Durante la giornata mi muovo poco per evitare colpi di calore stando, quindi, in assoluta tranquillità. Mi sono rimesso ai fornelli e questo mi dà molta soddisfazione. Oggi preparo un bel ragù per mia moglie e stasera un buon cous cous con le verdure.

Stamattina sono tornato in reparto per mostrare gli esiti degli esami del sangue al dott. Schiavotto, altro medico davvero molto in gamba, e così ho avuto modo di salutare Daniel (il mio ultimo compagno di stanza) che è rientrato ieri per continuare il suo protocollo di cure e, purtroppo, non sono riuscito a salutare Stefano perché dormiva. Stefano sta affrontando un periodo non semplice dopo il trapianto per cui vi chiedo una preghiera per lui e per la sua famiglia affinché le cose si sistemino al meglio e quanto prima. FORZA STEFANO!!!!!

La preghiera e la meditazione di questi giorni mi ha portato a riflettere sul dualismo tra essere malato/avere una malattia. Può essere che sia un’altra riflessione banale, ma la voglio condividere. Essere malato e avere una malattia sono due concetti che appaiono simili – e lo sono per alcuni aspetti – ma che, in realtà, sono molto distanti. È malato chi ha una dipendenza (droga, alcool, sesso, gioco, aggiungo anche la politica…) o ha dei disturbi psichici. Ha una malattia chiunque è affetto da un problema più o meno grave di salute. Perciò io non mi sento malato, ma sono conscio di avere una malattia che sto cercando, grazie all’impegno dei medici e mio, di curare. Qual è allora la differenza? Io mi sono dato questa risposta. È malato chi non si ama e non sa amare ed è per questo che fa fatica a guarire o non guarisce mai. Ha una malattia chi, nonostante sappia amare gli altri, venga colpito da una patologia. Chi ha una malattia ha un compito molto importante: quello di iniziare ad amare se stesso, come non ha fatto mai abbastanza nella propria vita, rafforzando le energie mentali e fisiche, attraverso lo sport, l’alimentazione, una vita sana e regolare ed una continua ricerca interiore. Chiaramente non è sempre così, sbagliato generalizzare: penso, ad esempio, a mia mamma che, nonostante avesse condotto una vita assolutamente sana, sia mancata due anni fa a causa di fetentissimo sarcoma. In me, comunque, è maturata la consapevolezza che amare se stessi è una condizione, direi, indispensabile per star bene. E lo dico perché mi rendo conto che in questi anni ho violentato alla grande il mio fisico, costringendolo sempre a ritmi serrati, nutrendolo male e non coltivando con la giusta attenzione tutto ciò che lo facesse star bene e facesse star bene anche la mia mente. E questo è un grande insegnamento che mi ha donato la malattia. Una forma di gratitudine nei suoi confronti quindi c’è… Di queste cose ne ho parlato pochi giorni fa con il mio professore di storia e filosofia delle superiori Mario D’Angelo, figura che ho sempre stimato moltissimo e da cui ho attinto preziosi insegnamenti non solo scolastici, ma di vita! Caro Mario spero di avere tante altre occasioni per approfondire questi concetti che ho iniziato ad accarezzare con la giusta attenzione proprio in questo periodo! (Tra l’altro, adesso che ho perso capelli e peli, sarebbe proprio un rinascere, come la fenice, dalle proprie ceneri).

Ecco, penso di avervi annoiato abbastanza. Non aggiungo altro perché con questo caldo rischio di darvi il colpo di grazia. Vi ringrazio infinitamente, come sempre, per tutto l’affetto che continuate a dimostrarmi. È per me incredibile che, dopo oltre tre mesi, non vi siate ancora stufati di farmi sentire la vostra presenza e la vostra vicinanza in modo così impareggiabile! Un grazie speciale lo devo fare a don Andrea Guglielmi “capitano, mio capitano”

E speriamo che questo caldo diminuisca: forza, su, dacci buone notizie Marco Rabito!
Un abbraccio forte!

Vostro.

Sandro

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