DA UN ANNO IN REMISSIONE

Vicenza, 16 agosto 2019

In questi quasi quattro anni e mezzo ne ho viste di ogni…centinaia i giorni di ricovero e centinaia le trasfusioni fatte (grazie a tutti i donatori dal profondo del mio cuore). Varie recidive, un trapianto allogenico, infezioni, infiammazioni, polmoniti, disfunzioni epatiche e renali, emorragie in testa e agli occhi, petecchie, ematomi, lieve rigetto di primo grado in bocca e al fegato, non so a quante terapie e a quanti esami sono stato sottoposto. Prendo dosi importanti di farmaci da anni, spesso indosso la mascherina perché immunodepresso e ho imparato a dover rinunciare a molte cose…

Tutto questo non lo scrivo per ricevere attestati di stima né tantomeno per vittimismo (non mi appartiene).

Tutto questo lo scrivo perché oggi posso festeggiare un importante traguardo. È un anno che la malattia è in remissione. Anche l’ultimo agoaspirato midollare infatti è risultato negativo. Non mi adagio sugli allori perché so che tutto ciò è dovuto al fatto che sto facendo ancora un trattamento di mantenimento e che il donatore, il mio eroe, mi ha donato i suoi linfociti che stanno contribuendo al risultato, ma oggi festeggio anche perché da lunedì riprendo le terapie!

Tutto questo lo scrivo come messaggio di speranza per le persone che stanno combattendo, come me, una battaglia molto tosta. Mai arrendersi, ma abbassare la guardia, lottare ogni giorno anche quando sembra che stia andando tutto a rotoli. Frasi come: “vediamo se supera la notte”, “proviamo con quest’ultima terapia e poi vediamo”, “se quel farmaco non funziona siamo al capolinea”, “una emorragia cerebrale ci dà poche speranze” le ho sentite più volte in questi anni, ma ho sempre avuto immensa fiducia nei medici che mi stanno amorevolmente curando da oltre 1000 giorni!

L’ospedale è una comunità nella quale nessun paziente sceglie volontariamente di abitare, ma può diventare una seconda famiglia come lo è per me.

Non ho consigli da dare se non quello che ripeto sempre prima di tutto a me stesso e poi agli altri: godiamo di ogni regalo, a partire dal più piccolo, che la vita ci riserva. Ringraziamo, prendiamo coscienza che la vita è un dono e non un diritto e per questo motivo rispettiamola. Tendiamo sempre a ricercare il bello, la felicità, la gioia con gratitudine e stupore senza mai rimandare 🤝

Non so quante volte ancora potrò gioire, ma proprio perché ho consapevolezza di questo, mi prendo e prenderò cura della mia felicità ❤️

Non mi interessa quando e come morirò, mi interessa vivere e non vivacchiare.

In alto i cuori e viva la vita!

#aiutaunosmidollato

41 L’ANNO DEL SENTIRE

VICENZA, 28 aprile 2019

È stato un anno incredibile. L’anno di una nuova recidiva e dell’emorragia cerebrale, l’anno del 26 luglio e di una nuova rinascita. L’anno della ripresa lavorativa e della rielezione a Consigliere comunale. L’anno della fondazione dell’associazione di promozione sociale Aiutaunosmidollato e di quella civica Da adesso in poi. L’anno di tanti incontri straordinari e di molti progetti da realizzare. L’anno del dolore per i compagni di cordata che sono mancati e l’anno della gioia per chi ce l’ha fatta.

È stato l’anno in cui i versetti del Qoèlet (3, 1-8) sono stati presenza costante:

[1]Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

[2]C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

[3]Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.

[4]Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.

[5]Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

[6]Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

[7]Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,un tempo per tacere e un tempo per parlare.

[8]Un tempo per amare e un tempo per odiare,

un tempo per la guerra.

Un anno iniziato con il timoroso, ma sereno pensiero di: “questa volta temo di non farcela!” e che si chiude con un enorme ringraziamento alla Vita.

Le mie condizioni di salute non mi permettono di guardare troppo al futuro, ma lo considero un bene. In passato il futuro è stato spesso un alibi per non affrontare il presente: “ci penso domani”…”lo faccio più avanti”…”ho ancora tanto tempo”…Oggi, invece, mi concentro quasi esclusivamente sul “qui e ora” proprio per programmare al meglio il domani. Come sapete il grande sogno è quello dell’ampliamento del numero delle stanze sterili nel reparto di ematologia dell’ospedale di Vicenza per cui stiamo raccogliendo da tempo fondi. Ne sono state indicate quattro in più che spero possano essere realizzate nel minor tempo possibile.

Chiudo con un commosso ringraziamento a voi tutti per gli affettuosissimi auguri ricevuti che hanno scaldato il mio cuore in una giornata dal clima autunnale e con questo messaggio di speranza contenuto nell’incipit del Salmo 133: “Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme”.

In alto i cuori! 🤝

4 ANNI

Vicenza, 14 aprile 2019

14 aprile 2015. Ricovero d’urgenza nel reparto di ematologia con una sentenza spietata: leucemia promielocitica acuta, paziente in imminente pericolo di vita. I medici non sapevano se avrei superato la notte ed invece, dopo quattro anni, sono ancora qui a combattere con ancora maggior forza e determinazione.

La malattia mi ha privato di moltissime cose, ma allo stesso tempo mi ha permesso di apprezzare la vita come non mai e di coglierne fino in fondo la sua essenza e preziosità.

Non guardo al passato con nostalgia né al futuro con speranza: penso a godere appieno del presente, del “qui e ora”, perché è il tempo effettivo ed efficace che ho a disposizione per fare, per donare e ricevere, per vivere e soprattutto per Amare 🤝

Buona Domenica delle Palme a tutte e a tutti con queste righe di Pessoa che sono diventate il mio mantra

In alto i cuori e viva la Vita!

Sandro

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“Di tutto restano tre cose:

la certezza che stiamo sempre iniziando,

la certezza che abbiamo bisogno di continuare,

la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:

dell’interruzione, un nuovo cammino,

della caduta un passo di danza,

della paura una scala,

del sogno un ponte,

del bisogno un incontro.”

(F. Pessoa)

#aiutaunosmidollato

Buone notizie

Vicenza, 23 marzo 2019

Si continua a combattere con forza, determinazione e fiducia e poi, quando arrivano le buone notizie, anche con il sorriso sulle labbra.

Agoaspirato midollare negativo e malattia in remissione. Oggi idealmente festeggio con il mio donatore, il mio Eroe, che – pur nella consapevolezza di un futuro molto incerto – mi permette di vivere il “qui e ora” con gioia e serenità 🤝

In alto i cuori e viva la Vita!

#aiutaunosmidollato

18 E 2

Vicenza, 27 gennaio 2019

18 E 2

Giornata di anniversari oggi. Mi godo ventiquattro ore di festa: 18 anni di fidanzamento con Elisabetta e 2 anni dal trapianto di midollo osseo.

Se ripenso a quel 26 gennaio 2001, vedo i volti di due giovani ventenni che si scambiavano una promessa d’Amore ai castelli di Romeo e Giulietta, iniziando a camminare insieme…e quanta strada hanno già percorso! Non posso che ringraziare mia moglie Elisabetta per questi straordinari 18 anni. È stata una presenza granitica, per me fondamentale. Tra il dare e avere, nel nostro rapporto, io sono e sarò sempre in grandissimo debito con lei perché in più occasioni l’ho fatta soffrire. In questi anni di malattia il suo Amore è stato imprescindibile per darmi la tranquillità, la forza e le motivazioni migliori per lottare contro questa bestiaccia. Ogni volta che la ringrazio o, viceversa, mi viene da chiederle scusa per le rinunce fatte in questi anni, si incazza perché dice che non potrebbe essere altrimenti: quando si ama lo si fa incondizionatamente e gratuitamente, mi ripete ogni volta. E proprio due anni fa, il 26 gennaio 2017, un’altra forma di Amore gratuito si è presentata a me in forma di sacca di sangue: all’interno c’era una concreta speranza di vita donata dal mio gemello genetico, il mio Eroe che ringrazio ogni giorno ad inizio giornata ed alla sera prima di dormire.

Francamente non avrei mai creduto di poter tagliare oggi questo traguardo così importante. Dopo la recidiva post trapianto dello scorso anno e l’emorragia cerebrale di maggio pensavo davvero che il mio tempo terreno fosse ormai agli sgoccioli. Ed invece grazie al dono che il mio Eroe ha nuovamente compiuto per me sono ancora qui e la grande competenza e professionalità di chi lavora e opera nell’Unità Complessa di Ematologia di Vicenza, l’Amore di Elisabetta, dei miei familiari e l’affetto degli amici e delle tantissime persone che sono state presenti in varie forme con grande costanza, sicuramente mi danno tanta forza ed energia per andare avanti sempre con tenacia.

Non so ancora come andrà a finire. Ci sono troppe incognite tuttora presenti, ma ciò non mi spaventa. Vivo il “qui e ora” nel migliore dei modi con un unico grande obiettivo ovvero quello di lasciare qualcosa agli altri a prescindere dall’esito finale di questa straordinaria dis-avventura. C’è una frase del Vangelo di Giovanni che in questi quasi quattro anni di malattia mi ha accompagnato quotidianamente: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. La morte non mi fa paura, ma non voglio assolutamente che quel seme rimanga solo e vi invito a tal proposito ad aiutarmi a farlo maturare nel migliore dei modi attraverso Aiutaunosmidollato. Oggi con Davide presentiamo ufficialmente l’associazione: Aiutaunosmidollato era nato come un progetto cullato con tanto amore e con tanta energia a cui, in queste settimane, abbiamo dato forma giuridica! Vi chiedo di entrare a farne parte perché le cose realizzate insieme sono immensamente più belle. Qui trovate le info: http://www.aiutaunosmidollato.it/associati

Non mi resta che ringraziarvi e darvi appuntamento ‪alle 12:30‬ circa sulla pagina FB https://www.facebook.com/aiutaunosmidollato/ per una breve diretta in cui spiegheremo le attività e gli obiettivi del 2019.

In alto i cuori e viva la Vita!

Sandro

UN NATALE DI SERENDIPITÀ

Vicenza 24 dicembre 2018

Poche parole per augurare a tutti voi un Natale di serendipità dopo un avvento di attesa: che abbiate davvero la gioia di scoprire per caso quel qualcosa – mentre magari si sta cercando altro – che vi renda realmente felici, di quella felicità che arriva da piccole e semplici sorprese da trasformare.

Cuore libero, mente aperta ed attrezzatevi di molta curiosità, di voglia di non fermarsi per continuare a camminare e ad esplorare, osservando con prudenza e profondità la realtà che ci circonda, capaci di trasformare gli imprevisti in opportunità.

Un Natale di Carità più che di Fede in cui ogni persona si senta sorella e fratello accolta ed una veglia in costante attesa per non ritrovarsi addormentati.

“Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento” dice Gesù ai discepoli. Un mantra per me per non trovarsi mai impreparati e per vivere quotidianamente il “qui e ora” nel migliore dei modi. Ma quale momento? Quello in cui qualcuno o qualcosa, giungendo all’improvviso, ci sorprenderà nel bene o nel male. Pessoa scrive:

“Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro.”

Auguri: di umanità, di speranza e di pace a tutti. Ed un pensiero particolare d’affetto alle famiglie di Sonia e di Gimmi, impagabili amici di cordata, a Mara con il grande desiderio che torni presto a casa e a Paola e Renato, qui in foto, instancabili ed eccezionali volontari che la nostra meravigliosa famiglia di smidollati non smetterà mai di ringraziare.

In alto i cuori!

“Quando si scrive una poesia è frequente la serendipità: miri a conquistare le Indie e raggiungi l’America.”

(Andrea Zanzotto)

#aiutaunosmidollato

INNO ALLA FELICITÀ

Vicenza, 19 novembre 2018

INNO ALLA FELICITÀ

Stamattina in Day-Hospital ho fatto il pieno:

– trasfusione di piastrine (con un commosso e costante grazie ai donatori!);

– Rachicentesi;

– Triossido di arsenico.

Ora continuerò per un mese il ciclo di terapie con una buona notizia: nonostante i valori ematici siano ancora molto bassi, la biologia molecolare (su midollo e liquido cefalorachidiano) è negativa. La notizia evidentemente mi ha reso felice, consapevole della fragilità del mio percorso.

Ogni volta che ci appresta a fare la visita di controllo è sempre un momento particolare. Ci si sente vicini al patibolo, in attesa di giudizio. Arriva, quindi, il proprio turno e lo scandire del cognome segna l’avvicinarsi alla ghigliottina. Si entra nella stanza e si attende il responso. Fortunatamente a darlo non è mai (almeno nel nostro reparto di ematologia) un boia pronto a tagliare la corda con cattiveria ed indifferenza, ma medici compassionevoli dal cuore grande. Allora mettere il collo tra le due lunette diventa assai meno oneroso e, per ciò che mi riguarda, passa la paura.

Oggi la lama d’acciaio è rimasta immobile, ma non mi illudo che sarà sempre così. Già altre volte la lama è scesa di netto, ma non ho mai perso fiducia, serenità e positività. È l’accettazione di ciò che la vita ci riserva che ci rende liberi, ci trasforma e nonostante le pesantissime ferite inferte non ci fa sanguinare. La vita è un dono, non un diritto, l’ho scritto già molte volte ed è diventato un mantra per me. Sento il dovere di viverla appieno giorno dopo giorno con determinazione, rispetto e tenerezza, rendendo grazie per tutto ciò che mi viene donato nel “qui e ora”.

In questo periodo mi sento felice: il lavoro mi sta gratificando molto e anche l’attività politica. Sto curando il fisico anche attraverso l’alimentazione (grazie Paola!). Ho conosciuto negli ultimi mesi esseri umani straordinari e ho consolidato rapporti di vera amicizia con molte persone che abitano la grande famiglia di ematologia. Sono sempre più convinto che una vita senza problemi non dia felicità. È il costante e quotidiano superamento dei problemi a donarcela: un esercizio non facile, degno dei migliori equilibristi, che però rafforza e rinsalda lo spirito.

Avanti tutta, quindi, con il sorriso sulla labbra e in alto i cuori, sempre!

#aiutaunosmidollato

GIORNATE MERAVIGLIOSE!

Vicenza, 15 settembre 2018

Ieri sera a Monticello Conte Otto si è tenuta la serata a favore della campagna #aiutaunosmidolato grazie alla sensibilità dell’amministrazione comunale e delle associazioni del dono (Fidas, Admo e Aido) che rappresentano un polmone straordinario per quel che riguarda il mondo delle donazioni e del volontariato! È stato bello condividere la gioia del dono con tante belle persone, raccontando le nostre storie in un clima davvero ricco di amore. Sono andato a letto felice ed appagato e come sempre grato per aver ricevuto molto di più di quanto dato.

Oggi è stata un’altra giornata piena di emozioni. Nel primo pomeriggio ho conosciuto Cristiana donna forte, solare e davvero generosa con cui ho avuto una bellissima chiacchierata, tra commozione e sorrisi, parlando di una persona ad entrambi, per motivi diversi, molto molto cara.

Mi sono recato quindi in centro e vi racconto il perché! Il 17 settembre del 2017 ho ricevuto una bellissima mail da parte di Francesco, un brillante ragazzo di diciassette anni, il quale mi diceva, tra le tante belle cose, che grazie ai racconti della sua splendida mamma Stefania e avendo conosciuto la mia storia, si sarebbe voluto tipizzare non appena diventato maggiorenne.

Da quel messaggio è passato un anno e poche settimane fa, al compimento dei diciotto anni, Francesco mi ha nuovamente scritto dicendomi che era pronto per diventare potenziale donatore di midollo osseo. Ho accolto la notizia con grande gioia dicendogli che avrei onorato la mia promessa di accompagnarlo! E così, approfittando della giornata nazionale dedicata alle donazioni di midollo osseo organizzata da #admovicenza, ci siamo trovati con Francesco e Stefania sotto alla Loggia del Capitaniato e Francesco è diventato con mia grandissima gioia potenziale donatore. È stato emozionante fargli da “padrino”!

Quella di Francesco è una storia che ho deciso di raccontare perché mi piacerebbe fosse la storia di moltissimi giovani che, tra i 18 e i 36 anni non compiuti, decidono di regalare una preziosissima speranza a chi ha la necessità di sottoporsi al trapianto di midollo, come il sottoscritto.

Mi ha fatto, infine, un immenso piacere vedere e salutare le tante persone incontrare tra ieri sera ed oggi: tanti sorrisi terapeutici ricevuti e molti messaggi di incoraggiamento.

Grazie di cuore alle volontarie e ai volontari delle associazioni del dono che con passione e generosità spendono gran parte del loro tempo per costruire quotidianamente ponti di speranza, amore e solidarietà.

Un ultimo grazie al portavoce del Sindaco Luca Milani che ci ha fatto aprire il cancello della Loggia. 🙂

Non esiste una via per amare, ma è l’Amore la via: In alto i cuori!

COME STAI?

Vicenza, 3 luglio 2018

È davvero da molto tempo che non scrivo un post sulle mie condizioni di salute e francamente l’ho fatto di proposito. Il bisogno di staccare un po’, il doversi nuovamente concentrare sulla malattia e, durante il periodo elettorale nel quale spesso si viene accusati di strumentalizzazione, il non voler mischiare la vita privata con quella pubblica. Questo silenzio ha generato inevitabilmente una reazione di preoccupazione mista a curiosità che ha portato moltissime persone a chiedermi in privato “come stai?”, “come procedono le cose?”, “tutto bene?”.

Ecco vorrei partire da qui, da quanto sia complicato rispondere alla domanda più inflazionata ed apparentemente più semplice che ci viene posta quotidianamente. Ci si può tranquillamente nascondere dietro un “bene, grazie!”, “non mi posso lamentare”, “è un periodo un po’ complesso, ma passerà”. Ed invece, scavando, quella domanda meriterebbe una replica molto molto approfondita ed articolata, perché in fin dei conti tutti noi viviamo spesso momenti molto complessi. E quando ci sono di mezzo la salute o le relazioni ancor di più. Cercherò di rispondere qui su FB dove ho cominciato fin da subito a narrare la mia malattia, che poi ho trasformato anche in un blog.

Da gennaio in poi le cose non sono andate per il verso giusto ed ho dovuto affrontare più ricoveri (per un forte rush cutaneo, per una infiammazione ai polmoni e gli ultimi due a causa di leggere emorragiole cerebrali causate in buona parte da una infiltrazione di cellule malate nel liquido cefalorachidiano che si trova nel sistema nervoso centrale ed in parte dalla tossicità delle terapie fatte) che mi hanno impedito di andare a lavoro, costretto a restare chiuso in casa molto tempo, non potendo coltivare le relazioni come avrei voluto, dato che per me sono linfa vitale. Non mi lamento di ciò, è stato pur sempre un intervallo di tempo fecondo, ma mi scuso se sono stato più scostante, conciso o anche taciturno. È stato quasi obbligatorio per me. Ho affrontato questo periodo con grande grinta, speranza e determinazione come sempre, nonostante la morte di alcuni amici con cui ho percorso buona strada, mi abbia messo alla prova. Penso a Sonia, a Fernando, a Gimmi e abbraccio forte le loro famiglie. Ne ho conosciuti di nuovi con cui è stato piacevole condividere le stanze del meraviglioso reparto di ematologia e li ringrazio per la loro compagnia. Un grazie incommensurabile continua ad andare a volontari, operatori, infermieri e medici che hanno fatto, in ogni occasione, la differenza: presenti e determinanti per darti forza, nuovi stimoli, grinta, speranza e sostegno. Che persone straordinarie! E poi c’è stata la mia famiglia, Elisabetta in primis, per cui da oltre tre anni sto caparbiamente combattendo. La situazione è in miglioramento e, pur consapevole che sto camminando su un terreno di uova molto fragili, mantengo fiducia e voglia di combattere. La vita è talmente bella che va vissuta e rispettata e conquistata ogni giorno, proprio perché è un dono e non un diritto. Poco sopra scrivevo che in questo periodo mi sono dovuto concentrare su me stesso soprattutto per avere il giusto tempo per dialogare con la morte. Non perché voglio arrendermi, ci mancherebbe, ma perché ho ritenuto assai utile in questi anni farlo, per prenderne confidenza e per non farmi trovare impreparato. Mi auguro che le terapie che sto facendo, pur essendo assai onerose e su un fisico provato, siano determinanti per riportare in remissione la malattia e che la seconda infusione di linfociti del mio eroe, che riceverò entro metà luglio, faccia il resto.

Chiudo – scusandomi per la lunghezza del post – dicendovi che la cosa che più mi sta mettendo alla prova in questo lasso di tempo non è la malattia ma il continuare a vedere giorno dopo giorno immagini terrificanti che non hanno nulla di civile. Sui social network ormai non ci sono filtri e ci lasciamo placidamente ammaliare da chi ci propina messaggi rincuoranti e rassicuranti che si incarnano poi in morte, guerra, terrore ed intolleranza. Non abbiamo imparato nulla dal passato anche recente? Come possiamo accettare, giustificare o peggio ancora come possiamo restare imperturbabili difronte a tutto ciò: restiamo umani.

In alto i cuori, soprattutto per chi sta soffrendo.

#aiutaunosmidollato

AD UN ANNO DAL TRAPIANTO

16266229_10211969082847837_3350772894676310687_nVicenza, 26 gennaio 2018
Era stata una giornata per me faticosa quella del 26 gennaio 2017. Gli effetti della chemioterapia di condizionamento si erano fatti sentire e per una buona parte del pomeriggio avevo avuto febbre alta e spossatezza. Ciononostante due erano i motivi che mi davano immensa felicità: il primo, il festeggiamento dell’anniversario di fidanzamento con Elisabetta (16 anni insieme). Il secondo, appunto, l’arrivo del nuovo midollo. Ricevere una nuova possibilità di vita, proprio nel giorno mio e di Elisabetta era davvero una splendida coincidenza.
Avevo salutato Betta verso le 20.30 dicendole che l’avrei aggiornata costantemente e attendevo con ansia di sentire qualche rumore provenire dalla porta. Finalmente, poco dopo le 21,  avvertii che qualcuno si stava vestendo per entrare in stanza ed eccoli infatti: Franco, infermiere a cui sono legato da profondo affetto, accompagnato dalla  meravigliosa dottoressa Elice, con la sacca magica contenente il liquido midollare del mio Eroe, per il trapianto.
“Siamo pronti Sandro?” mi chiese la dottoressa sorridendo.
“Prontissimi, dottoressa!”.
“E allora partiamo”, aggiunse Franco tenendo tra le mani il DONO.
Ricordo con nitidezza il momento in cui lui attaccò la sacca al palo delle terapie e collegò la canaletta al mio Groshong. L’emozione era palpabile anche in loro. Restammo assieme in camera per una decina di minuti per monitorare che le prime procedure fossero correttamente avviate.
“Mi raccomando, Sandro, dovessi avvertire qualsiasi disturbo, chiama subito! Noi ci vediamo domattina” mi disse la dottoressa uscendo dalla stanza. Anche Franco, controllate le ultime cose, e fissandomi negli occhi si congedò con una sua tipica espressione a me rivolta: “Sindaco, ci vediamo dopo! Verrò spesso a controllare che tutto proceda bene”.
Rimasi, quindi solo. La prima cosa che feci fu quella di chiamare Betta.
“Ci siamo Tesoro, mi hanno attaccato”.
“Bene, Amore, io sono sempre con te”.
“Lo so, lo sento. Adesso mi metto tranquillo e ti scrivo dopo”.
“Ti amo”.
Scrissi poi un messaggino a mio fratello Fabio e uno agli amici più cari, avvertendoli che tutto era cominciato. Nonostante la stanchezza, mi alzai pimpante dal letto, probabilmente per via dell’adrenalina in corpo, e mi avvicinai alla sacca “magica”. Ne guardai intensamente il contenuto e mi chiesi che cosa potessi fare. La sensazione, non è facile spiegarlo, era simile a quella che si vive dinanzi ad una immagine sacra particolarmente cara. Mi venne spontaneo quindi fare una sorta di preghiera, di ringraziamento per il mio Eroe e perché tutto potesse andar bene. Ritornai a letto e mi misi a pensare. Come una sorta di pellicola a colori mi apparve il film della malattia, tra sorrisi e lacrime, e più le immagini scorrevano nella mia testa più mi dicevo: “Ci siamo! Hai visto Sandro che ci siamo arrivati?”. Solo pochi mesi prima infatti le speranze erano ridotte al lumicino ed ora, invece, quella sacca era lì .
Poi tante altre riflessioni sul futuro, anche quello più immediato. C’era la possibilità che il mio fegato non reggesse alle terapie e più in generale che comparissero segni evidenti di rigetto o che il nuovo midollo non attecchisse. Decisi, allora, di fare come sempre ho fatto da quel 14 aprile 2015, giorno della diagnosi di leucemia. Impacchettare quei pensieri e cestinarli. Ritornare a concentrarsi sul “qui e ora”, convogliare tutte le energie per affrontare il percorso con determinazione giorno dopo giorno, focalizzare l’attenzione sulle cose belle.
Tutte quelle immagini, quelle emozioni, unite alla stanchezza, mi fecero prendere sonno abbastanza presto. Lasciai comunque accesa la TV, come faccio spesso, perché mi tenesse compagnia.  A cadenze regolari Franco rientrava in stanza sterile a controllare che fosse tutto a posto e che le procedure del trapianto proseguissero bene. Mi dava molta tranquillità la sua costante presenza, come sapere che Elisabetta e molte altre persone erano lì, in quella stanza, con il loro Amore, il loro affetto, il loro pensiero.
Poco dopo le 2 di notte il sangue midollare era sceso del tutto. Il trapianto era avvenuto. La magia del dono compiuta. Ora non restava che attendere.
“Sandrino abbiamo finito” mi disse Franco soddisfatto che ogni cosa fosse andata a buon fine.
“Franco, grazie davvero di tutto! Buonanotte e a domani”.
“A domani, ma passo comunque a darti qualche altra controllatina”.
Uscito Franco dalla stanza, presi in mano subito il telefono e scrissi a Betta e a Fabio che era andato tutto bene. Mi addormentai consapevole che fosse l’inizio di una nuova vita: “ancora Grazie, mio Eroe”.
Una vita che oggi compie un anno e che festeggio, assieme all’anniversario di Fidanzamento con Elisabetta, con il sorriso sulle labbra.
La battaglia non è ancora finita. Il mio Eroe in questi giorni, come sapete, mi donerà nuovamente i suoi linfociti per abbattere una recidiva molecolare che si è presentata a dicembre e che mi auguro di riuscire a debellare del tutto.
Il tempo della malattia è un tempo pieno di sali e scendi, di paure e di speranze, di illusioni e di ricadute. Non è facile restare in equilibrio, a volte probabilmente è anche salutare sprofondare e restare per un po’ in apnea. L’essenziale, però poi, è continuare ad andare avanti, esercitandosi quotidianamente alla pazienza per trasformarla in perseveranza e fiducia.
Io sono molto sereno, determinato e combattivo. Domani è un altro giorno, oggi penso a festeggiare.
In alto i cuori!